
Complicanze croniche
MALATTIE CARDIOVASCOLARI
Le malattie cardiovascolari sono una delle principali cause di morbilità e mortalità nel paziente con diabete non compensato.
Di cosa si tratta?
Le malattie cardiovascolari sono condizioni patologiche che colpiscono il cuore e i vasi sanguigni, come la malattia coronarica, l’infarto, l’ictus, lo scompenso cardiaco e la malattia delle arterie periferiche (anche detta “polivasculopatia”). Quest’ultima provoca un ridotto flusso di sangue agli arti inferiori, aumentando il rischio di amputazioni e piede diabetico (vedi sezione appropriata). La glicemia persistentemente elevata provoca un danno nel rivestimento interno dei vasi sanguigni, favorendo la formazione di placche aterosclerotiche e infiammazione dei vasi. Inoltre, altri fattori di rischio che contribuiscono alle malattie cardiovascolari sono ipertensione, aumento del colesterolo, obesità, sedentarietà e fumo.
Come si cura?
La prevenzione delle malattie cardiovascolari viene fatta attraverso un controllo stretto della glicemia e di tutti i fattori di rischio sopra elencati. Restano fondamentali anche gli stili di vita, come un’alimentazione equilibrata, la riduzione del peso corporeo, l’attività fisica regolare e l’astensione dal fumo. Inoltre, l’utilizzo di alcuni farmaci come gli SGLT2 inibitori o gli agonisti del recettore del GLP-1 hanno mostrato una riduzione del rischio di eventi cardiovascolari e di ricoveri. In presenza di sintomi indicativi di malattia cardiovascolare acuta (dolore toracico, difficoltà respiratorie, pallore, senso di sbandamento, difficoltà a coordinare gli arti e disturbi visivi, dolore agli arti inferiori associato a pallore) è necessario rivolgersi all’attenzione medica con urgenza.
Quali professionisti trattano le malattie cardiovascolari?
Diabetologo, Cardiologo, Chirurgo Vascolare
NEFROPATIA
La nefropatia diabetica (o malattia renale diabetica) è una delle principali complicanze croniche del diabete non compensato, che porta ad un rischio di insufficienza renale e dialisi.
Di cosa si tratta?
Il primo segno di nefropatia diabetica è la presenza di “microalbuminuria” (piccole quantità di proteine nelle urine), che può evolvere in “macroalbuminuria” (quantità di proteine maggiore nelle urine) e, nei casi più gravi, in insufficienza renale cronica fino alla necessità di dialisi o trapianto renale. Il danno renale è provocato da alterazioni nei piccoli vasi sanguigni del rene causate da glicemie persistentemente elevate, con il contributo di altri fattori quali ipertensione, infiammazione e stress ossidativo.
Come si cura?
Per prevenire o rallentare la progressione della malattia renale diabetica è fondamentale mantenere un buon controllo della glicemia e della pressione arteriosa. Alcuni farmaci per il diabete, come gli SGLT2 inibitori o i GLP1 agonisti, antipertensivi, come gli ACE-inibitori, i sartanici, e gli antagonisti del recettore mineralocorticoide sono raccomandati per rallentare la progressione del danno renale. Una dieta con un contenuto ridotto di proteine e di sale può avere effetti favorevoli.
Quali professionisti trattano la malattia renale diabetica?
Diabetologo, Nefrologo
NEUROPATIA
La neuropatia è un danno ai nervi che colpisce molti pazienti con diabete mal controllato e di lunga durata.
Di cosa si tratta?
La neuropatia diabetica può manifestarsi in diverse forme, in base al tipo di nervi coinvolti (nervi periferici che sono coinvolti nella sensibilità o nervi autonomici che innervano gli organi interni. I sintomi possono essere molto variabili. Oltre alle glicemie elevate, altri fattori di rischio sono l’ipertensione, il colesterolo alto, l’obesità e il fumo.
La neuropatia può essere di vari tipi:
- sensitivo-motoria periferica: provoca formicolii, dolore (“scosse”, bruciore, spesso di notte), intorpidimento ai piedi e alle gambe, perdita di sensibilità al tatto e alla temperatura;
- autonomica: coinvolge gli organi interni come il cuore, il tubo digerente, la vescica, il sistema cardiovascolare, con sintomi come palpitazioni, abbassamento della pressione arteriosa portandosi in posizione eretta, rallentamento della motilità gastrointestinale con nausea e vomito, disfunzione sessuale (vedi sezione appropriata), disturbi della sudorazione, difficoltà nell’urinare;
- focale: coinvolge un singolo nervo (ad esempio, un nervo cranico, alcuni nervi degli arti).
Come si cura?
La stabilità del controllo glicemico è fondamentale per prevenire l’insorgenza o la progressione della neuropatia diabetica. Inoltre, è necessario controllare i fattori di rischio concomitanti. Alcune terapie, come ad esempio antidepressivi e antiepilettici, possono migliorare la sintomatologia. Di utilità possono essere la fisioterapia e la stimolazione nervosa elettrica transcutanea (TENS). L’utilizzo di calzature appropriate, in caso di neuropatia che coinvolge la sensibilità del piede, è fondamentale per ridurre il rischio di sviluppo del piede diabetico (vedi sezione appropriata).
Quali professionisti trattano la neuropatia diabetica?
Diabetologo, Neurologo, Podologo
RETINOPATIA
La retinopatia diabetica è la complicanza oculare più importante causata dal diabete non controllato e rappresenta una delle principali cause di cecità.
Di cosa si tratta?
A seguito di glicemie costantemente alterate e instabili, i piccoli vasi sanguigni che della retina si alterano, portando alla formazione di microaneurismi e, nei casi più severi, edema, emorragie, formazione di nuovi vasi e distacco di retina. Il rischio di retinopatia aumenta anche con la durata del diabete, la presenza di ipertensione e malattia renale diabetica (vedi sezione appropriata).
Come si cura?
Il controllo glicemico e dei fattori di rischio rappresentano la migliore prevenzione per questa complicanza. Nei casi più avanzati, è possibile eseguire fotocoagulazione laser, terapie con iniezione intravitreale di farmaci, e chirurgia per emorragie o distacco di retina.
Quali professionisti trattano la retinopatia diabetica?
Diabetologo, Oculista
PIEDE DIABETICO
Il piede diabetico è un insieme di alterazioni del piede determinate dal diabete non compensato, che può portare ad un rischio di infezioni gravi ed amputazioni.
Di cosa si tratta?
Il piede diabetico si verifica in presenza di neuropatia e malattia vascolare periferica (vedi sezioni appropriate), in pazienti con diabete non controllato. La neuropatia può ridurre la sensibilità ai piedi, aumentando il rischio di lesioni non riconosciute dovute a traumi quotidiani. La vasculopatia periferica, invece, riduce il flusso sanguigno, ostacolando la guarigione delle lesioni. Possono quindi verificarsi ulcere, in alcuni casi profonde, che possono infettarsi e coinvolgere anche i tessuti sottostanti come il muscolo, i tendini e le ossa. La glicemia costantemente elevata può aumentare il rischio di infezione.
Come si cura?
La prevenzione del piede diabetico viene fatta con le stesse misure che prevengono la neuropatia e la vasculopatia. Inoltre, l’utilizzo di calzature appropriate, l’attenzione all’igiene e la cura del piede possono prevenire o permettere la risoluzione di lesioni precoci. E’ importante che il paziente esegua un auto-controllo del piede quotidiano. In presenza di ulcera, è possibile favorire la guarigione mediante l’utilizzo di appropriati plantari e di scarpe ortopediche, la cura della ferita con appositi medicamenti locali, l’ossigenoterapia e le terapie avanzate (fattori di crescita, innesti di pelle, tecnologie rigenerative). In caso di infezione, è necessario eseguire una terapia antibiotica. Qualora il piede diabetico evolva in forme gravi, è possibile eseguire un’amputazione del piede a scopo curativo.
Quali professionisti trattano il piede diabetico?
Diabetologo, Podologo, Ortopedico, Chirurgo
PARODONTOPATIA
Le parodontopatie sono malattie che colpiscono le gengive e i tessuti di supporto dei denti (denominate “parodonto”), che possono essere più frequenti e gravi nei pazienti con diabete non controllato.
Di cosa si tratta?
Questo gruppo di alterazioni comprende la gengivite (un’infiammazione delle gengive) e la parodontite (un’infiammazione più profonda alle gengive, ai legamenti e all’osso di sostegno dei denti). La glicemia costantemente elevata favorisce la crescita di batteri nel cavo orale e peggiora la risposta infiammatoria. Tra i fattori che peggiorano il rischio di parodontite vi sono il fumo, la scarsa igiene orale e la durata elevata del diabete. Le alterazioni che più frequentemente si presentano sono irritazione, sanguinamento e/o retrazione delle gengive, alito cattivo e mobilità dei denti fino alla perdita, se non adeguatamente trattata.
Come si cura?
Per prevenire le parodontopatie è necessario mantenere un controllo glicemico adeguato e stabile. Inoltre, è fondamentale l’igiene orale quotidiana mediante spazzolatura almeno due volte al giorno, uso del filo o scovolino e risciacqui. Controlli frequenti con il dentista o l’igienista orale aiutano a prevenire l’insorgenza o la progressione di questa complicanza.
Quali professionisti trattano la parodontopatia?
Diabetologo, Odontoiatra, Igienista Dentale
DISFUNZIONE SESSUALE
La disfunzione sessuale può affliggere pazienti con diabete poco controllato di entrambi i sessi. Nell’uomo si manifesta principalmente mediante disfunzione erettile e riduzione del desiderio, mentre nelle donne può coinvolgere problemi di varia natura.
Di cosa si tratta?
La disfunzione erettile è la difficoltà o l’incapacità di ottenere o mantenere un’erezione del pene sufficiente per un rapporto sessuale soddisfacente. La disfunzione sessuale femminile comprende alterazioni del desiderio sessuale, l’eccitazione, la lubrificazione vaginale, l’orgasmo o la presenza di dolore durante i rapporti. In entrami i sessi, queste alterazioni sono più frequenti nei pazienti con diabete rispetto alla popolazione generale. Tra le cause principali vi sono la neuropatia autonomica e la vasculopatia (vedi sezioni appropriate), unitamente ad alterazioni ormonali (ridotti livelli di ormoni sessuali). Contribuiscono inoltre fattori psicologici come ansia, depressione, o stress. E’ importante riconoscere la disfunzione sessuale perché può essere un campanello d’allarme precoce per le malattie cardiovascolari e la polivasculopatia.
Come si cura?
E’ fondamentale ottenere un buon controllo glicemico e migliorare lo stile di vita, eliminando il fumo, limitando l’alcool, mantenendo la pressione arteriosa e i livelli di colesterolo entro valori appropriati. Nell’uomo, alcuni farmaci come i PDE5-inibitori possono essere di beneficio. In aggiunta, misure invasive come iniezioni intracavernose, dispositivi a vuoto o protesi peniene possono essere valutate nei casi più severi. Nella donna, è possibile eseguire terapie locali con estrogeni vaginali, lubrificanti e idratanti vaginali non ormonali. Il trattamento ormonale può essere eseguito in entrambi i sessi in caso di documentato deficit ormonale e sotto stretto controllo medico. L’approccio psicologico è inoltre un fondamentale supporto.
Quali professionisti trattano la disfunzione sessuale?
Diabetologo, Endocrinologo, Urologo, Psicologo.
Complicanze acute
CHETOACIDOSI DIABETICA
La chetoacidosi diabetica è una complicanza acuta e grave del diabete. È più frequente nei pazienti con diabete di tipo 1, ma può verificarsi anche in pazienti con diabete tipo 2, in particolari situazioni.
Di cosa si tratta?
La chetoacidosi diabetica è causata da una grave carenza di insulina, che porta l’organismo ad utilizzare i grassi invece del glucosio per la produzione di energia. Questo processo porta alla formazione di corpi chetonici, con un grave squilibrio idro-elettrolitico (che viene denominato “acidosi metabolica”). Sete intensa, incremento della frequenza della minzione, disidratazione, nausea, vomito, alito “fruttato”, dolore addominale, respiro profondo e affannoso, affaticamento e confusione sono sintomi molto comuni, accompagnati da glicemia molto elevata e presenza di chetoni nel sangue o nelle urine. Nei casi più gravi si può manifestare alterazione dello stato mentale fino al coma.
Come si cura?
Per prevenire la chetoacidosi è necessario che il diabete sia in buon controllo. Inoltre, nel diabete di tipo 1 in particolare, è necessario che il paziente somministri sempre l’insulina secondo lo schema concordato con il Diabetologo. Il trattamento della chetoacidosi diabetica si esegue solamente in ospedale. In presenza di sintomi come quelli riportati sopra, è essenziale che il paziente si rivolga immediatamente all’attenzione di un medico.
IPOGLICEMIA
Di cosa si tratta?
L’ipoglicemia è un abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue, più frequente nei pazienti che utilizzano insulina o farmaci che stimolano la produzione di insulina. Oltre ad una inadeguata/eccessiva somministrazione di insulina, altri fattori scatenanti possono essere pasti non bilanciati, esercizio fisico, eccessiva ingestione di alcool e presenza di insufficienza renale o epatica.
Le ipoglicemie sono classificate in 3 livelli:
- Livello 1: glicemia fra 54 mg/dL e 69 mg/dL
- Livello 2: glicemia inferiore a 54 mg/dL
- Livello 3: qualsiasi ipoglicemia con compromissione dello stato mentale e/o fisico che richiede aiuto o cura da parte di altre persone.
I sintomi più comuni sono tremore, sudorazione, palpitazioni, senso di fame, nausea, irritabilità, confusione, difficoltà di concentrazione, offuscamento della vista e mal di testa. Se l’ipoglicemia è grave o non viene adeguatamente trattata, possono verificarsi perdita di coscienza, convulsioni e coma (coma ipoglicemico).
Come si cura?
Per prevenire l’ipoglicemia è fondamentale l’autocontrollo glicemico frequente (con glucometro o sensore glicemico) per adeguare la terapia del diabete. Nei pazienti che usano il sensore, l’attivazione di allarmi per la glicemia bassa può ridurre le ipoglicemie severe. L’ipoglicemia lieve/moderata (livello 1 e 2), con persona cosciente ed in grado di deglutire, richiede l’ingestione di glucosio o carboidrati. Il trattamento può essere fatto mediante la cosiddetta “regola del 15”: assumere 15-20 grammi di carboidrati semplici (ad es. zucchero, succo di frutta, miele) rivalutando la glicemia dopo 15 minuti e ripetendo, se necessario, il trattamento con altri 15-20 g di carboidrati semplici, fino ad un ritorno della glicemia a valori normali. Se la persona è incosciente o non può deglutire si tratta di un’emergenza medica. Pertanto, è necessario somministrare glucagone (iniettivo o spray intranasale) e chiamare il soccorso sanitario.


