
L’automonitoraggio della glicemia è essenziale nel diabete di tipo 1 e nel diabete di tipo 2 trattato con insulina, poiché consente di regolare adeguatamente le dosi di insulina. Può risultare utile anche nel diabete trattato con farmaci, soprattutto quando questi possono causare ipoglicemia (come nel caso di sulfoniluree e glinidi), oppure quando la gestione è basata esclusivamente sulla dieta, al fine di monitorare l’andamento glicemico. L’automonitoraggio diventa particolarmente importante quando il controllo glicemico è insoddisfacente o instabile per comprendere come modificare la terapia, quando la terapia è stata recentemente cambiata allo scopo di valutarne i risultati, durante malattie intercorrenti o altre situazioni (ad esempio una terapia cortisonica) che possono determinare un aumento della glicemia, oppure quando è necessario valutare l’impatto dell’alimentazione o dell’attività fisica sui valori glicemici.
Il monitoraggio domiciliare della glicemia può essere effettuato con un glucometro o con un sensore. In generale, i momenti appropriati per valutare la glicemia sono: al risveglio, prima e due ore dopo l’inizio dei pasti principali, prima di andare a letto, prima di mettersi alla guida, prima e durante l’esercizio fisico. È inoltre utile misurare la glicemia ogniqualvolta si sospetti un livello troppo basso o troppo alto, e in presenza di sintomi come nervosismo, palpitazioni, debolezza, sensazione di vuoto allo stomaco, tremori, sudorazione o visione confusa. La frequenza raccomandata delle misurazioni varia in base al rischio ipoglicemico correlato alla terapia del diabete (maggiore per le persone in terapia insulinica e minore per chi assume farmaci orali o iniettivi di più recente introduzione), al livello abituale di controllo glicemico e al verificarsi di situazioni specifiche (malattie intercorrenti, inizio di terapia cortisonica, ecc.). Il diabetologo di fiducia consiglierà la modalità e lo schema di monitoraggio più appropriati dopo aver attentamente valutato questi aspetti.


