CGM vs controllo capillare nel paziente diabetico ospedalizzato: finalmente uno studio randomizzato-controllato!

In-Hospital Diabetes Management by a Diabetes Team and Insulin Titration Algorithms Based on Continuous Glucose Monitoring or Point-of-Care Glucose Testing in Patients With Type 2 Diabetes (DIATEC): A Randomized Controlled Trial

A cura di Mauro Rigato, Antonio Rossi e Ludovico Di Gioia

Diabetes Care

Background e obiettivo del lavoro: La terapia insulinica rappresenta il trattamento di elezione nel paziente diabetico ospedalizzato. Il presente studio ha confrontato l’utilizzo di algoritmi di titolazione insulinica basati su CGM, rispetto al controllo capillare, in pazienti affetti da diabete tipo 2 ospedalizzati in contesti di cura non intensivi.
Metodi e risultati principali: Si tratta di uno studio randomizzato-controllato, condotto in due ospedali danesi. Un totale di 166 pazienti con diabete di tipo 2 è stato randomizzato a CGM con Dexcom G6 (n=84) o controllo capillare (n=82) più CGM in cieco, per 5 giorni. I pazienti presentavano un’età media di 76,1±9,8 anni, HbA1c basale 54±14 mmol/mol e per il 64% erano di sesso maschile. Il 48% era affetto da complicanze macrovascolari e il 62% da una qualche complicanza microvascolare.
L’obiettivo primario è stato quello di valutare la differenza di TIR (70-180 mg/dl) tra i due gruppi. Gli obiettivi secondari comprendevano le differenze di: TAR (> 180 mg/dl), TBR (<70 mg/dl), numero di ipoglicemie prolungate, variabilità glicemica (coefficiente di variazione) e fabbisogno insulinico. Rispetto ai pazienti randomizzati a controllo capillare, quelli in CGM avevano un TIR mediano [IQR] superiore (77,6% [24,4] vs 62,7% [31,5%], p<0,0001), un TAR mediano significativamente ridotto (21,1% [24,8%] vs 36,5% [30,3%], p=0,001) e una riduzione significativa del TBR (differenza relativa 0,57; 95% CI 0,34-0,97, p=0,042). L’uso del CGM era inoltre associato a una riduzione dell’incidenza di ipoglicemie prolungate (0,13; 95% CI 0,04-0,46, p=0,001), della variabilità glicemica (25,4% vs 28,0%, p=0,024) e del fabbisogno insulinico giornaliero (24,1 vs 29,3 UI/die, p=0,049). Infine, l’utilizzo del CGM sembrava ridurre del 24% e in modo statisticamente significativo un endpoint composito di complicanze intraospedaliere, senza incidere tuttavia sulla durata totale dei ricoveri.
Conclusioni e commento editoriale: L’uso del CGM in pazienti diabetici ospedalizzati consente un aumento del TIR del 15% rispetto al controllo glicemico capillare, principalmente grazie a una riduzione del tempo speso in iperglicemia. Il monitoraggio in continuo si è dimostrato in grado di ridurre anche il TBR, gli eventi ipoglicemici prolungati, la variabilità glicemica, il fabbisogno insulinico giornaliero e il rischio di complicanze intra-ospedaliere. Lo studio sottolinea inoltre l’importanza di utilizzare algoritmi operativi di titolazione insulinica da parte di personale sanitario addestrato alla lettura e interpretazione del CGM. La corretta interpretazione dei monitoraggi glicemici ha consentito di incrementare del 50% l’avvio di boli prandiali, riducendo il numero di iperglicemie e il conseguente ricorso a correzioni insuliniche fuori pasto. L’utilizzo degli allarmi ha inoltre consentito di ridurre significativamente il numero e la durata degli episodi ipoglicemici. Sarà utile disegnare in futuro anche studi che valutino le differenze in termini di impatto economico tra le due metodiche di controllo glicemico nel paziente ospedalizzato.

A cura di Mauro Rigato, Antonio Rossi, Ludovico Di Gioia

Olsen MT, Klarskov CK et al. In-Hospital Diabetes Management by a Diabetes Team and Insulin Titration Algorithms Based on Continuous Glucose Monitoring or Point-of-Care Glucose Testing in Patients With Type 2 Diabetes (DIATEC): A Randomized Controlled Trial. Diabetes Care. 2025 Jan 31. Doi: doi.org/10.2337/dc24-2222