Hepatic insulin resistance affects the efficacy of metformin in patients with newly diagnosed type 2 diabetes: A Sub-Analysis of the MARCH trial

A cura di Irene Caruso, Francesca Cinti e Maddalena Trombetta

Diabetes Clinical Research

Background e obiettivo dello studio: Ad oggi, molte classi di farmaci antidiabetici sono disponibili per i nostri pazienti, ciascuna con le proprie peculiarità in termini di efficacia e sicurezza. Le linee guida per la cura del diabete indicano la metformina come terapia di prima linea nei pazienti senza patologie cardiovascolari o insufficienza renale cronica. Considerata l’eterogeneità del decorso clinico del diabete di tipo 2 e l’efficacia variabile dei farmaci antidiabetici, sono attualmente in fase di studio diversi approcci per classificare i pazienti e personalizzare il loro trattamento. Questa sottoanalisi dello studio MARCH (Metformin and Acarbose in Chinese as initial Hypoglycemic treatment), uno studio randomizzato controllato che ha confrontato metformina e acarbosio come terapia iniziale in pazieti con diabete tipo 2 di recente diagnosi, si propone di identificare se i livelli pre-trattamento di insulino-resistenza epatica possono influenzare l’efficacia della metformina.
Metodi e risultati principali: Tra i pazienti randomizzati nel trial principale, sono stati selezionati 291 pazienti assegnati al trattamento con metformina che avevano eseguito un OGTT all’inizio e alla fine dello studio (48 settimane). I pazienti avevano un’età media di 65 anni, BMI 25.7 kg/m2, ed erano per lo più maschi (60.5%). L’insulino-resistenza epatica è stata valutata mediante l’indice HIRI (hepatic insulin resistance index), derivato dall’OGTT, ed i pazienti sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda del terzile di HIRI basale. I pazienti con i livelli più alti di HIRI avevano anche maggiore BMI, livelli più alti di transaminasi, glicemia a digiuno, HOMA-beta e HOMA-IR, mentre non sono state rilevate differenze significative in termini di HbA1c, glicemia post-prandiale e trigliceridemia e colesterolemia fra i tre gruppi. In tutti e tre i gruppi è stata registrata una riduzione di BMI, glicemia a digiuno e post-prandiale, HbA1c, insulinemia a digiuno, HOMA-IR e HIRI. Ad una maggiore insulino-resistenza epatica basale corrispondeva una maggiore riduzione dei livelli di glicemia e insulinemia a digiuno, AST, HOMA-IR e HIRI. Inoltre, i pazienti che hanno mostrato una riduzione di HIRI di maggiore entità erano quelli con i livelli basali più alti di glicemia e insulinemia a digiuno, HOMA-beta e HOMA-IR.
Conclusioni e commento editoriale: Gli Autori concludono che i pazienti con livelli basali più alti di insulino-resistenza epatica hanno riportato riduzione della glicemia a digiuno e post-prandiale e miglioramento della sensibilità insulinica di maggiore entità dopo 48 settimane di terapia con metformina. Tuttavia, i risultati di questa sottoanalisi dello studio MARCH non possono essere considerati conclusivi poichè il disegno del trial e il calcolo del campione non erano finalizzati a questo endpoint. Inoltre, la popolazione asiatica presenta delle caratteristiche peculiari (i.e., BMI inferiore, fallimento beta-cellulare precoce) che potrebbero rendere questi risultati non traducibili nella popolazione caucasica. Comunque, studi come questo sottolineano la necessità di identificare delle caratteristiche cliniche facilmente misurabili per predire l’efficacia dei farmaci antidiabetici ed elaborare la strategia terapeutica migliore per i pazienti affetti da diabete tipo 2.

A cura di Irene Caruso, Francesca Cinti, Maddalena Trombetta

Cui R, Wei Y et al. Hepatic insulin resistance affects the efficacy of metformin in patients with newly diagnosed type 2 diabetes: A Sub-Analysis of the MARCH trial. Diabetes Res Clin Pract 2024 Aug | doi:  10.1016/j.diabres.2024.111788