Uso degli SGLT2i nel paziente diabetico sottoposto a trapianto renale

Long-Term Effects of Empagliflozin in Patients with Chronic Kidney Disease

A cura di Martina Vitale

The New England Journal of Medicine

Background e obiettivo del lavoro: Lo studio EMPA-KIDNEY ha dimostrato che in una ampia varietà di pazienti con malattia renale cronica ad alto rischio di progressione, empagliflozin riduce il rischio di peggioramento della malattia renale e di morte per cause cardiovascolari. Questo studio di follow-up è stato disegnato per valutare l’evoluzione dell’effetto di empagliflozin dopo la sua interruzione alla fine del trial.
Metodi e risultati principali: Nello studio attivo i pazienti sono stati randomizzati a empa 10 mg o placebo e seguiti per 2 anni. Alla fine del trial, e terminato il trial product, i pazienti dei due gruppi che hanno acconsentito sono stati osservati per altri 2 anni, durante i quali ad alcuni pazienti è stato prescritto un SGLT2i open-label. L’outcome primario è stato il composito di progressione della malattia renale e di morte cardiovascolare sia nell’intero periodo di osservazione (trial attivo + follow-up) che nel solo follow-up. Dei 6609 pazienti iniziali, 4891 pazienti sono entrati nel follow-up, equamente divisi tra i due bracci di trattamento. In ciascun gruppo, l’uso di SGLT2i open-label è stato simile (circa 40% dei pazienti). Il rischio di outcome primario nell’intero periodo è stato più basso del 21% nel gruppo empa rispetto al placebo (HR 0.79 [0.72-0.87]); nel solo periodo di follow-up, quindi dopo sospensione del trial product, si è comunque osservato un rischio ridotto del 13% (HR 0.87 [0.76-0.99]) nel gruppo empa. La maggior parte del beneficio nel follow-up si è osservato nei primi 6 mesi (HR 0.60) e si è mantenuto significativo nel primo anno (HR 0.76), mentre è venuto meno nel secondo anno di follow-up (HR 0.90 [0.75-1.07]).
Conclusioni e commento editoriale: In pazienti con malattia renale cronica empagliflozin continua a produrre benefici cardiorenali fino a 12 mesi dopo la sua interruzione. L’effetto di trascinamento, cioè la protezione conferita anche dopo la sospensione, è stata, come atteso, meno spiccata di quella osservata nel trial attivo assumendo il farmaco ma comunque significativa per tutto il primo anno di follow-up, riducendosi invece nel lungo periodo. Questo supporta l’uso prolungato di queste molecole per massimizzare la loro efficacia protettiva. Il meccanismo emodinamico, con riduzione dell’iperfiltrazione e preservazione del numero di nefroni, potrebbe in parte spiegare questa “memoria protettiva”, che tuttavia potrebbe anche avvalorare l’ipotesi di un meccanismo energetico e di riprogrammazione cellulare, che si trascina per un certo periodo anche dopo la sospensione, alla base degli effetti nefroprotettivi di queste molecole.

A cura di Martina Vitale

EMPA-KIDNEY Collaborative Group et al. Long-Term Effects of Empagliflozin in Patients with Chronic Kidney Disease. N Engl J Med. 2024 Oct 25:10.1056/NEJMoa2409183. Doi: 10.1056/NEJMoa2409183