Association of physical activity with total and cause-specific mortality in patients with diabetes: A nationwide population-based cohort study

A cura di Jonida Haxhi

Diabetes Research and Clinical Practice

Introduzione e scopo dello studio: L’inattività fisica è un noto fattore di rischio cardiovascolare modificabile. Tuttavia, poco è noto sull’associazione della stessa con la mortalità da cause non cardiovascolari. Questo studio ha esaminato le associazioni tra attività fisica (AF) e mortalità per cause specifiche in persone affette da diabete di tipo 2 (T2DM).
Metodi: L’associazione oggetto di studio, è stata valutata analizzando dati derivanti dal Korean National Health Insurance Service e altri registri nazionali. Son stati presi in considerazione adulti di età > 20 anni, affetti da T2DM (n = 2,651,214), seguiti in media per 7.8 anni dalla diagnosi di diabete. I dati relativi all’AF sono stati ricavati da questionari NHIS (una versione modificata dell’IPAQ – International Physical Activity Questionnaire) ed è stato calcolato il volume di AF espresso in MET-min/settimana (MET = Metabolic Equivalent of Tasks). Successivamente, sono stati stimati gli Hazard Ratios di mortalità per tutte le cause e per cause specifiche in base ai livelli di AF, in tutto il gruppo e stratificando per età (≥ 65 anni e < 65 anni).
Risultati: Nei pazienti che praticavano AF vigorosa, si evidenziavano i livelli più bassi di mortalità per tutte le cause, per cause cardiovascolari, cause respiratorie, cancro e altre cause. Il volume di attività fisica in MET-min/settimana si associava inversamente con la mortalità, in una relazione a forma di “J invertita”,  anche dopo aggiustamento per le covariate. La sotto analisi per età, durata del diabete e trattamento, ha mostrato che la riduzione della mortalità per tutte le cause o per cause specifiche, era maggiore in chi aveva ≥ 65 anni, in chi era in terapia insulinica e per durate di T2DM > 5 anni.
Conclusioni e commento editoriale: Nonostante i limiti, legati principalmente alla quantificazione dell’attività fisica tramite questionari che potrebbe implicare un recall bias, questo studio è uno dei pochi che ha valutato la relazione tra livelli di attività fisica e mortalità in una popolazione tutta di persone affette da T2DM. A partire da 500 MET-ora/settimana a 2000 MET-ora/settimana, il rischio di morte da tutte le cause, da cause cardiovascolari, tumorali e respiratorie si riduceva in modo dose-dipendente, specialmente nelle persone T2DM più anziane e con una storia di diabete più lunga. Tra tutte, la mortalità per cause polmonari è poco studiata in generale nel T2D, e non è stata mai messa in relazione al volume di AF. Tuttavia, le patologie respiratorie sono più frequenti nel T2D e il diabete è più frequente in alcune malattie respiratorie come la BPCO.
La riduzione della mortalità da cause respiratorie, cardiovascolari, tumorali ed altre cause potrebbe essere attribuibile all’effetto dell’AF sulla funzione della muscolatura liscia e cardiaca, sull’insulinoresistenza, sulla funzione endoteliale e gli effetti anti-infiammatori e anti-ossidanti, sono probabilmente responsabili della riduzione di mortalità per tutte le cause, cause cardiovascolari, tumorali e respiratorie.

A cura di Jonida Haxhi

Jung I, Han KD et al. Association of physical activity with total and cause-specific mortality in patients with diabetes: A nationwide population-based cohort study. Diabetes Research and Clinical Practice 202 (2023) 110819. doi.org/10.1016/j.diabres.2023.110819