European Heart Journal
Background e obiettivi del lavoro: I pazienti con diabete presentano un rischio cardiovascolare residuo nonostante l’ottimale controllo dei fattori di rischio tradizionali; quale è l’effetto della solitudine sulle malattie cardiovascolari nel diabete?
Metodi e risultati: Sottostudio della UK Biobank che ha reclutato più di mezzo milione di partecipanti, di età tra 37 e 73 anni, in 22 centri del Regno Unito dal 2006 al 2010. Tra questi sono stati selezionati 18’509 soggetti con diabete senza evidenza di malattia cardiovascolare al baseline. La solitudine (loneliness) è stata ricercata tramite questionari che comprendevano due domande: 1. “ti senti spesso solo?” e 2. “quanto spesso ti è possibile confidarti con qualcuno che ti è vicino?”. Veniva definito come alto rischio di solitudine il sentirsi solo e la possibilità di confidarsi meno di una volta al mese. L’isolamento sociale veniva indagato in modo simile grazie a 3 domande: 1. “compreso te stesso, quante persone vivono insieme in casa tua?”; 2. “quanto spesso visiti o ti fanno visita famiglia e amici?”; 3. “quali attività di piacere o sociali riesci a fare almeno una volta a settimana?”. L’alto rischio di isolamento sociale veniva definito dal vivere da solo, visite meno di una volta al mese, nessuna attività di piacere o sociale la settimana. L’analisi statistica ha considerato nel modello tutti i fattori di rischio tradizionali e non-tradizionali disponibili (inclusi dieta, attività fisica, depressione etc) per l’outcome “malattia cardiovascolare incidente”, sia essa cardiaca o cerebrovascolare. Gli Autori hanno osservato che nel predire il rischio di CVD la solitudine si collocava al quinto posto dopo colesterolo LDL, BMI e microalbuminuria, con una forza di associazione paragonabile a emoglobina glicata, valori pressori e filtrato glomerulare. Depressione e stile di vita (fumo, attività fisica, dieta) si collocavano più in basso. È da notare anche un effetto additivo tra solitudine e scarso controllo dei fattori di rischio tradizionali. L’isolamento sociale non dimostrava correlazioni.
Commento editoriale: La salute non è solo assenza di malattia. È bene non scordare mai che il nostro organismo è un tutt’uno, dove ogni stimolo ed ogni fattore ha effetti sistemici ed interagisce con le altre componenti. Questo articolo ci mostra chiaramente come i determinanti sociali di malattia abbiano un peso fondamentale sulla salute cardiovascolare, paragonabile a pressione arteriosa, glicata e filtrato glomerulare! Da notare che non è l’isolamento sociale (la quantità di contatti umani), ma la sensazione di essere soli (la qualità dei rapporti) che determina un rischio aumentato di malattia cardiovascolare. Questo era già stato osservato in precedenza con dati meno obiettivi e che non distinguevano le due componenti; era già stato anche dimostrato come i pazienti con diabete soffrano più spesso di solitudine rispetto ai controlli. I motivi restano da essere dimostrati, e rafforza l’idea che esista un vero e proprio asse “cuore-cervello”; non a caso gli antichi Greci credevano che il centro delle emozioni fosse il cuore, non la testa. Dovremmo quindi considerare interventi “emozionali” più che sociali nei nostri pazienti che soffrono di solitudine, chiedendo supporto a familiari ed amici, spiegando che il cuore che si sente solo soffre e si ammala di più.
A cura di Lorenzo Nesti
Wang X, Ma H et al. Joint association of loneliness and traditional risk factor control and incident cardiovascular disease in diabetes patients. Eur Heart J. 2023 Jul 21;44(28):2583-2591. doi: 10.1093/eurheartj/ehad306
Graphical Abstract



