Association of Continuous Glucose Monitoring Metrics With Pregnancy Outcomes in Patients With Preexisting Diabetes

A cura di Mauro Rigato, Antonio Rossi e Ludovico Di Gioia

Diabetes Care

Background e obiettivo del lavoro: Il monitoraggio glicemico in continuo (CGM) si è dimostrato superiore al controllo capillare nel migliorare le metriche glicemiche e gli outcome fetali in gravidanze complicate da diabete tipo 1 (DMT1). Tuttavia, i target glicemici da perseguire in gravidanza (più del 70% del tempo tra 63-140 mg/dl) sono principalmente basati sul consenso di esperti. Il presente studio si pone l’obiettivo di valutare l’associazione tra metriche CGM e outcomes neonatali, identificando il target glicemico ottimale per ridurre le complicanze perinatali.
Metodi e risultati principali: Studio retrospettivo di coorte su 117 donne con diabete pre-gravidico che hanno utilizzato il sistema CGM Dexcom G6 durante la gravidanza. Sono state valutate le seguenti metriche glicemiche: TIR (65-140 mg/dl), TAR (>140 mg/dl), TBR (<70 mg/dl), coefficiente di variazione (CV), glucosio medio e glucose manager indicator (GMI). L’outcome primario era un composito di morte fetale o neonatale, macrosomia o basso peso alla nascita, necessità di terapia intensiva neonatale, ipoglicemia, distocia di spalla o trauma da parto, iperbilirubinemia. L’età media delle partecipanti era di 28.8 ± 6.0 anni, il 58% aveva un DMT1 e il 16% era in terapia con microinfusore. Circa il 14% utilizzava il CGM prima della gravidanza. Complessivamente, solo il 22% delle pazienti ha raggiunto un TIR>70%. L’outcome primario si è verificato in 98 pazienti (84%). Tutte le metriche glicemiche, ad eccezione del TBR, erano associate all’outcome primario. In particolare, per ogni incremento del TIR del 5% si è osservata una riduzione del 28% del rischio di eventi avversi neonatali (OR 0.72, 95% CI 0.58-0.89). Incrementi del 5% del TAR, del 5% del CV e di 5 mg/dl del glucosio medio erano associati ad incrementi di eventi avversi neonatali superiori al 35%. Infine ogni incremento dello 0.5% del GMI triplicava il rischio dell’outcome primario. La direzione e l’entità di tali associazioni erano simili nelle donne con DMT1 e DMT2. La percentuale di TIR associata alla riduzione dell’outcome primario era compresa tra il 66-71% a seconda del metodo statistico utilizzato.
Conclusioni e commento editoriale: Il principale messaggio dello studio è che tutte le metriche glicemiche ad eccezione del TBR sono associate a modifiche del rischio di eventi avversi neonatali. Il fatto che il TBR non sia associato ad un aumentato rischio di complicanze perinatali, suggerisce indirettamente la necessità di perseguire una maggiore aggressività di trattamento con l’obiettivo di un tempo trascorso tra 65-140 mg/dl > 70%. L’analisi delle curve di ROC conferma inoltre il 70% come cut-off di TIR per il miglioramento significativo della morbidità e mortalità neonatale, in accordo con le linee guida dell'American Diabetes Association. Infine, il peso delle metriche glicemiche sugli outcomes neonatali sembra essere simile indipendentemente dal tipo di diabete. Ulteriori studi saranno necessari per chiarire l’effetto combinato di più metriche glicemiche sugli outcomes materni, fetali e neonatali.

A cura di Mauro Rigato, Antonio Rossi, Ludovico Di Gioia

Sanusi AA, Xue Y et al. Association of Continuous Glucose Monitoring Metrics With Pregnancy Outcomes in Patients With Preexisting Diabetes. Diabetes Care 2023;46(00):1–8. Doi: doi.org/10.2337/dc23-0636

Graphical Abstract

grap ab 24 11 2023