
Diabetologia
Background e obiettivo del lavoro: L’obiettivo dello studio è stato quello di quantificare la relazione tra attività fisica svolta al mattino, nel pomeriggio o sera e la costanza nella pratica (ad esempio regolarità con cui è svolta l’attività fisica) con il rischio di diabete di tipo 2.
Metodi e risultati principali: Una coorte di 93.095 persone incluse nel database Biobank del Regno Unito (età media di 62 anni) senza storia di diabete di tipo 2 ha indossato un accelerometro da polso per una settimana. Abbiamo convertito le informazioni dell'accelerometro per stimare l'equivalente metabolico dell'attività (MET), sommando i MET h dell'attività fisica totale completata entro tre segmenti temporali della giornata (mattina, pomeriggio e sera). Abbiamo quantificato la costanza dell’attività fisica come la DS dell’attività fisica totale giornaliera dei partecipanti. Infine, abbiamo associato ciascuno dei seguenti fattori all’incidenza del diabete di tipo 2: (1) MET h “dei segmenti temporali” di mattino, pomeriggio o sera per settimana; e (2) costanza nella pratica. Abbiamo anche considerato l’attività fisica da moderata a vigorosa (MVPA) e l’attività fisica vigorosa (VPA) in associazione con l’incidenza del diabete di tipo 2.
Considerando il MET come misura dell'attività fisica, abbiamo osservato associazioni protettive dell’attività fisica con il diabete di tipo 2 quando svolta al mattino (HR 0,90 [IC 95% 0,86, 0,93], p=7×10−8) e nel pomeriggio (HR 0,91 [IC 95% 0,87, 0,95], p =1×10−5) ma non quella svolta la sera (HR 0,95 [IC 95% 0,90, 1,00], p=0,07). Non è vi era alcuna differenza tra l’attività fisica mattutina e pomeridiana misurata in MET. Il modello statistico ha evidenziato l’importanza di correggere per i fattori dello stile di vita (ad esempio, quantità di sonno e dieta); l'effetto della sostituzione tra l'attività fisica pomeridiana e serale è risultato attenuato dopo l'aggiustamento per le variabili dello stile di vita. La costanza dell’attività fisica misurata in MET non era associata al diabete di tipo 2 (p=0,07). MVPA e VPA erano associati a una diminuzione del rischio di diabete di tipo 2 in ogni momento della giornata.
Conclusioni e commento editoriale: Gli equivalenti metabolici totali dell’attività fisica al mattino e al pomeriggio hanno avuto un effetto protettivo sul rischio di diabete, mentre quelli dell’attività fisica serale non sono stati associati al diabete. La costanza dell’attività fisica non ha avuto un ruolo nel ridurre il rischio di diabete, mentre un’attività fisica vigorosa è risultata associata a un rischio inferiore in tutti i momenti della giornata.
Il timing e la costanza dell’attività fisica sono fattori cruciali nella prevenzione del diabete di tipo 2, ma ancora le relazioni tra questi fattori non è stata uniformemente e definitivamente determinata. Sono invece disponibili maggiori informazioni in letteratura circa l’importanza del volume e dell’intensità dell’attività fisica per le persone con diabete mellito di tipo 2.
Gli autori, misurando oggettivamente (con l’uso di un accelerometro) il volume totale, il tipo, la durata dell'attività fisica e la costanza nella pratica, hanno dimostrato che l’attività fisica al mattino (06:00-12:00) e nel pomeriggio (12:00-18:00) può ridurre il rischio di diabete, del 10% e del 9%, rispettivamente. Tuttavia, questo effetto protettivo non è stato osservato la sera (18:00-24:00).
Dai risultati è emerso che la quantità totale di attività fisica (METs/h/settimana) era più importante della costanza dell’attività. Infatti, la costanza non era associata al diabete. Questo è un dato interessante ed evidenzia come gli individui che esercitano per un periodo di tempo minore e più frequentemente non hanno un rischio diverso di diabete rispetto agli individui che esercitano la stessa quantità totale di esercizio, ma con meno costanza. Sicuramente, svolgere attività vigorose, indipendentemente dalla fase del giorno nella quale l’attività fisica viene svolta, riduce il rischio di diabete di tipo 2.
In conclusione, lo studio ha mostrato un’associazione con il rischio di diabete tra l’attività fisica mattutina e pomeridiana rispetto a quella serale. I risultati suggeriscono anche che è utile includere alcune attività ad intensità più elevata per contribuire a ridurre il rischio di sviluppare il diabete. Infine, fattori dello stile di vita (ad esempio, quantità di sonno e dieta) sono in grado di influenzare la quantità di attività fisica eseguita al mattino, pomeriggio o sera e, quindi, il ruolo che l’attività ha nel rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.
Questi risultati hanno implicazioni pratiche per la prevenzione del rischio del diabete di tipo 2.
A cura di Carmine Giuseppe Fanelli, Roberto Pippi
Tian C, Bürki C, Westerman KE et al. Association between timing and consistency of physical activity and type 2 diabetes: a cohort study on participants of the UK Biobank. Diabetologia 66, 2275–2282 (2023). doi.org/10.1007/s00125-023-06001-7
Graphical Abstract



