Cardiac Insulin Resistance in Subjects With Metabolic Syndrome Traits and Early Subclinical Atherosclerosis

A cura di Gian Pio Sorice

Diabetes Care

Background e obiettivo del lavoro: Evidenze sperimentali suggeriscono che il rischio cardiovascolare sia strettamente correlato con le modifiche del metabolismo cardiaco e questo è stato ampiamente dimostrato in modelli animali (10.1016/j.yjmcc.2015.05.012; 10.1371/journal.pone.0228115). Con le metodiche di imaging funzionale, negli ultimi anni è stata anche osservata un’associazione tra diabete mellito e alterato uptake miocardico dei traccianti-substrati energetici, ipotizzando un coinvolgimento causale dell’insulino-resistenza. Scarsi dati, però, mettono in correlazione la sindrome metabolica (SM) e il metabolismo cardiaco.
Metodi e risultati principali: I colleghi spagnoli hanno analizzato i dati di 821 soggetti (definiti “asintomatici”, senza precedenti eventi cardiovascolari, con BMI<40 kg/m2) precedentemente reclutati nello studio osservazionale PESA (DOI: 10.1016/j.ahj.2013.08.024) e che sono stati sottoposti a 18F-FDG PET-RM alla valutazione basale e a distanza di 5 anni. Il campione dello studio era di età media pari a 50 anni, maggiormente rappresentato da uomini (83,7%) e con BMI medio di 27,2±3,6 kg/m2. L’uptake miocardico di 18F-FDG è stato definito 0 quando assente, ove presente classificato in 3 gradi (per uptake crescente). L’assenza di uptake miocardico nel 19% della popolazione studiata era significativamente correlata alla presenza di SM, insulino-resistenza (valutata con l’indice surrogato HOMA-IR), ipertensione arteriosa e presenza di diabete mellito. Al follow-up, la SM era confermata più frequente nel gruppo di soggetti con assente uptake miocardico. In modo rilevante, l’incremento dell’HOMA-IR (quindi il peggioramento dell’insulino-resistenza) era linearmente associato alla riduzione dell’uptake miocardico di 18F-FDG e, viceversa, la regressione della SM al follow-up portava ad un miglioramento dell’uptake miocardico.
Conclusioni e commento editoriale: Gli autori concludono affermando che i soggetti senza uptake miocardico alla 18F-FDG PET-RM hanno un peggior grado di insulino-resistenza (HOMA-IR più alto), maggiore prevalenza di SM e fattori di rischio cardiovascolari. Il miglioramento dell’insulino-resistenza consente un miglioramento dell’uptake miocardico, quindi ipoteticamente anche del metabolismo cardiaco. Tra i punti di forza dello studio c’è la dimostrazione che al peggiorare del profilo di rischio cardiovascolare, l’uptake miocardico di 18F-FDG si riduce in soggetti adulti, apparentemente sani, cioè senza precedenti eventi cardiovascolari (ma con aterosclerosi subclinica) e in normopeso-sovrappeso; l’utilizzo di una metodica qualitativa e quantitativa del metabolismo cardiaco che dal 2013 (anno di pubblicazione dello studio PESA) è stata sempre più utilizzata in ambito metabolico e per comprendere il meccanismo di azione dei farmaci cardioprotettivi; il follow-up a medio-lungo termine. Non viene dettagliata, purtroppo, la terapia antidiabetica in corso alla valutazione basale e al follow-up e il compenso glicemico, il grado di attività fisica dei soggetti reclutati; non ci sono dati in merito ad altri metaboliti che negli anni successivi sono stati valutati per approfondire il metabolismo cardiaco (come l’OH-butirrato). Non c’è, inoltre, una corretta distribuzione tra i due generi. Ad ogni modo, non ci sono dubbi in merito al fatto che l’intervento sui principali fattori di rischio cardiovascolare di natura metabolica sintetizzati nella parola “sindrome metabolica” debba essere precoce, anche quando ci sentiamo “sani e giovani”.

A cura di Gian Pio Sorice

Devesa A, Fuster V et al. Cardiac Insulin Resistance in Subjects With Metabolic Syndrome Traits and Early Subclinical Atherosclerosis. Diabetes Care 2023;46:2050–2057. DOI: doi.org/10.2337/dc23-0871

Graphical Abstract

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