NEJM Evidence
Background e obiettivo del lavoro: Dati preclinici e crescenti evidenze traslazionali mostrano che l’ossitocina, peptide ipotalamico, sia in grado di ridurre l’assunzione di cibo, aumentare la spesa energetica e promuovere, conseguentemente, calo ponderale. Scarsi, però, sono i dati sull’uomo.
Metodi e risultati principali: Questo trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 61 soggetti (54% donne, età media 33,6±6,2 anni, BMI medio 36,9±4,9 k/m2), randomizzati casualmente con rapporto 1:1 a ossitocina intranasale (24 UI) o placebo, somministrati quattro volte al giorno (20-30’ prima di ogni pasto e prima di andare a letto) per 8 settimane. L’obiettivo primario era il calo ponderale a 8 settimane; quelli secondari erano rappresentati da cambiamento della composizione corporea, del dispendio energetico a riposo (kcal/giorno; corretto per la massa magra) e dell’intake calorico (kcal) dopo un pasto sperimentale alla sesta settimana.
Non è stata rilevata alcuna differenza in termini di calo ponderale rispetto al basale tra i due gruppi (0,20 vs 0,26 kg; p=0,934). Il trattamento con ossitocina (vs. placebo) non ha portato benefici sulla composizione corporea o sul dispendio energetico a riposo [differenza tra i due gruppi a 8 settimane: tessuto adiposo totale 196,0 gr (intervallo di confidenza al 95%, -1036 a 1428); grasso viscerale: 3,1 cm2 (IC -11,0 a 17,2); grasso epatico: -0,01 cm2 (IC -0,03 a 0,01); dispendio energetico a riposo: -64,0 kcal/giorno (IC -129,3 a 1,4)]. L'ossitocina determinava una riduzione statisticamente significativa, rispetto a placebo, dell'assunzione calorica dopo un pasto sperimentale (-31,4 vs 120,6 kcal), senza modificare in modo significativo l’assetto lipidico. Non sono stati riportati effetti collaterali o avversi nei due gruppi.
Conclusioni e commento editoriale: I principali target terapeutici dei trial sull’obesità, come il calo ponderale, le modifiche della composizione corporea o il dispendio energetico a riposo, non subiscono alcuna modifica significativa in corso di trattamento con ossitocina, non confermando quanto i dati preclinici hanno osservato. Studi su roditori hanno evidenziato, anche recentemente, l’effetto anoressizzante dell’ossitocina (Lawson EA et al; J Neuroendocrinol 2020; DOI: 10.1111/jne.12805), peraltro avendo una dimostrazione nell’uomo (24 adulti obesi; calo ponderale di circa 8,9-9 kg; Zhang H et al. PLoS One 2013DOI: 10.1371/journal.pone.0061477). Probabilmente, la dose e la posologia scelti dagli Autori non sono stati efficaci; sebbene la dose utilizzata fosse sovrapponibile a quella di precedenti reports in cui era stata dimostrata la modulazione da parte dell’ossitocina sull’attività neurale e sui circuiti regolatori del senso della sazietà, negli studi animali con maggior magnitudo di effetto anoressizzante (Kerem L et al. Int J Obes 2020; DOI: 10.1038/s41366-019-0489-7), l’ossitocina veniva infusa in modo continuativo per via intraventricolare (Freeman SM et al. Neuroscience 2018; DOI: 10.1016/j.neuroscience.2018.07.037). Malgrado raramente vengano riportati dati negativi sugli endopoint primari, e su riviste di alto profilo, questo studio ci ricorda che, attualmente, altri sono gli strumenti terapeutici realmente efficaci nella lotta all’obesità. E tra questi, non c’è l’ossitocina.
A cura di Gian Pio Sorice
Plessow F, Kerem L et al. Intranasal Oxytocin for Obesity. NEJM Evid 2024;3(5). DOI: 10.1056/EVIDoa2300349


