Therapeutic of Candesartan and Music Therapy in Diabetic Retinopathy with Depression in Rats

A cura di Massimo Porta, Roberto Perilli e Paolo Fornengo

Evidence-based Complementary and Alternative Medicine

Introduzione: Nell’incipit di questo bizzarro lavoro, regolarmente catalogato in PubMed, gli Autori affermano che il diabete, malattia cronica che necessita di restrizioni alimentari e terapie continuative e gravata da complicanze a lungo termine, è inevitabilmente accompagnate da ridotta qualità di vita, ansia, depressione, bradipsichismo e deficit cognitivo. Scopo dello studio è stato valutare gli effetti biochimici e strutturali di una terapia combinata con Candesartan e musica sull’ippocampo e sulla retina in un modello animale di diabete con depressione.
Materiali e metodi: Ratti Sprague Dawley (n=44) sono stati divisi in 4 gruppi, di cui 1 rimasto a controllo sano e 3 resi diabetici mediante streptozotocina intraperitoneale. La depressione è stata indotta nei ratti diabetici sottoponendoli, in giorni differenti e in ordine random, a vessazioni varie: bagni in acqua fredda, clampaggio della coda, assetamento, digiuno, inclinazione delle gabbie, alta umidità ambientale e inversione del ciclo giorno-notte. Dei tre gruppi di ratti diabetici, uno non è stato trattato, uno è stato trattato con solo Candesartan e il terzo con Candesartan 10 mg/kg/die e un'ora al giorno di musica (sonata per piano in Re maggiore di Mozart K488, per chi desiderasse replicare l’esperimento). Al termine di 8 settimane di sevizie, dai poveri roditori sono stati estratti campioni di tessuto retinico, per la valutazione dell’apoptosi tissutale mediante TUNEL, di ippocampo per localizzazione e dosaggio di serotonina, dopamina e norepinefrina tissutali e di sangue periferico per la misurazione dell’angiotensina II circolante.
Risultati: Prevedibilmente, peso e attività fisica diminuivano nei ratti diabetici non trattati e trattati con solo Candesartan ma aumentavano significativamente negli animali sottoposti a Candesartan + musicoterapia. Parallelamente, la degenerazione vacuolare e il calo di serotonina, dopamina e norepinefrina nell’ippocampo, nonché l’apoptosi delle cellule retiniche, risultavano efficacemente, e – inutile dirlo – significativamente prevenute da un’ora quotidiana con Mozart. Anche i ridotti livelli circolanti di angiotensina II risalivano con la musica insieme al Brain-Derived Neurotrophic Factor e a C-fos nell’ippocampo. Gli Autori concludono come i risultati indichino la via per nuovi potenziale approcci alla prevenzione e alla terapia della depressione e della retinopatia nei pazienti con diabete.
Commento e conclusioni: Superate le prime perplessità e facili ironie, questa pubblicazione ci pone una serie di problemi seri. Quanto ancora si andrà espandendo una letteratura in qualche modo “parallela” che pubblica attraverso canali di dubbia qualità le più bizzarre terapie “alternative”, in questo caso addirittura “evidence-based” ? Dopo le tragiche e insensate sperimentazioni del passato sull’uomo, si spera concluse per sempre, non sarebbe tempo di porre limiti anche alle sperimentazioni sugli animali, quando è evidente che questi vengono sacrificati al solo scopo di arricchire il (dubbio) CV degli sperimentatori e il business delle riviste predatorie? Quanto è giustificabile, e condonabile, un ovvio maltrattamento di esseri viventi nell’ambito di esperimenti che non partono da ipotesi di lavoro plausibili e presentano chiari limiti metodologici. I Comitati Etici non dovrebbero vigilare? E, se non loro, la Comunità scientifica?
Nello specifico vanno segnalati, oltre allo spreco di vite animali e senza scendere negli aspetti puramente tecnici dei dosaggi: la mancanza di un gruppo di controllo trattato con sola musica, lo sciupio di costosi reagenti (ma gli Autori stessi, fra le limitations, sottolineano di non aver monitorato la glicemia durante l’intero esperimento!), la somministrazione di Candesartan a dosaggi che nel classico homo pharmacologicus di 70 kg corrisponderebbero a 700 mg/die, 22 compresse da 32 mg al giorno! E ancora, non è specificato in quali cellule della retina è stata riscontrata apoptosi né è chiaro come si possa invertire il ritmo circadiano nell’arco di 24 ore.
Non rimane che attendere la pletora dei lavori me too (inteso in senso farmacologico, non sociologico), e gli epigoni che sperimenteranno autori e generi musical vari. Rimaniamo in attesa della dimostrazione che il rap è più efficace della musica classica e delle metanalisi che seguiranno. Cosa penserebbe Wolfgang Amadeus di tutto questo?! Se gli fosse rimasto il tempo, e ritenuto ne valesse la pena, probabilmente avrebbe composto una versione ancor più penetrante del suo già potentissimo Dies irae, dies illa (Requiem in Re minore, KV 626, III, 1).

A cura di Massimo Porta, Roberto Perilli e Paolo Fornengo per il Gruppo di Studio delle Complicanze Oculari del Diabete

Luo C, Fan H, Li S, Zou Y. Therapeutic of Candesartan and Music Therapy in Diabetic Retinopathy with Depression in Rats. Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine. Volume 2021, Article ID 5570356. doi.org/10.1155/2021/5570356