Association Of Statin Therapy With Prevention Of Vision-Threating Diabetic Retinopathy

A cura di Paolo Fornengo e Massimo Porta

JAMA Ophthalmology

Razionale ed obiettivo: Alcuni dati sperimentali suggeriscono che le statine possano ridurre il rischio di sviluppare la retinopatia diabetica. Lo scopo di questo studio era indagare l’associazione tra terapia con statine e sviluppo di retinopatia diabetica in pazienti con diabete e dislipidemia.
Disegno e metodi: Condotto su 37.894 pazienti di Taiwan tra il 1 gennaio 1998 ed il 31 dicembre 2013, usando il database del National Health Insurance Research per identificare i pazienti con diabete di tipo 2 e dislipidemia. Gli outcome (qualsiasi stadio di retinopatia diabetica e trattamento per una retinopatia diabetica ad alto rischio di ipovisione) sono stati confrontati tra i soggetti che assumevano statine e coloro che non ne assumevano.
Risultati: Di 1.684.305 pazienti con diabete di tipo 2, 219.359 erano eleggibili per l’analisi, fra i quali 199.760 soggetti trattati con statine e 19.599 non trattati. Dopo un controllo di propensity score, 18.947 soggetti erano stati inclusi nel gruppo statine (10.436 donne e 8.511 uomini; età media ± SD 61,5 ± 10,8 anni) e 18.947 soggetti nel gruppo non in terapia statinica (10.430 donne e 8.517 uomini, età 61,0 ± 11,0 anni), con un follow-up medio di 7,6 anni nel gruppo statine e 7,3 anni nel gruppo non statine. Durante il periodo di studio, 2.004 pazienti nel gruppo statine (10,6%) e 2.269 soggetti nel gruppo non-statine (12,0%) hanno sviluppato retinopatia diabetica. I pazienti nel gruppo in terapia con statina presentavano rispetto al gruppo non-statine un tasso ridotto di retinopatia diabetica (HR 0,86; 95% CI 0,81-0,91), retinopatia diabetica non proliferante (HR 0,64, 95% CI 0,58-0,70), emorragia vitreale (HR 0,74, 95% CI 0,46-0,79), distacco di retina (HR 0,61; 95% CI 0,47-0,79) ed edema maculare (HR 0,60; 95% CI 0,46-0,79), così come tassi ridotti di intervento con laser (rate ratio 0,61; 95% CI 0,59-0,64), iniezioni intravitreali (rate ratio 0,68; 95% CI 0,61-0,89) e vitrectomia (rate ratio 0,54; 95% CI 0,46-0,63). La terapia con statine era altresì associata ad un rischio più basso di eventi cardiovascolari (HR 0,81; 95% CI 0,77-0,85), neuropatia diabetica di nuova insorgenza (HR 0,85; 95% CI 0,82-0,89) e nuove ulcere diabetiche agli arti inferiori (HR 0,73; 95% CI 0,68-0,78).
Conclusioni: In questo studio, condotto a Taiwan in pazienti con diabete di tipo 2 e dislipidemia, la terapia con statine è risultata associata ad un rischio ridotto di sviluppare retinopatia diabetica e necessità di trattamento per la retinopatia a rischio.
È nota una correlazione tra colesterolemia ed essudati retinici ed alcuni studi avevano già valutato la relazione tra terapia ipolipemizzante e retinopatia. In particolare, FIELD e ACCORD-EYE avevano dimostrato che i fibrati riducono la progressione di retinopatia, indipendentemente dall’assetto lipidico plasmatico e anche in associazione con simvastatina. Il valore dello studio in oggetto è che, per la prima volta, dati provenienti dalla real-life suggeriscono che la terapia con statine riduce il rischio di retinopatia diabetica. Alcuni studi avevano segnalato come la terapia statinica riduca i livelli intravitreali di fattori proangiogenici (angiopoietina 2, VEGF, TGFbeta1), migliorando la funzione endoteliale ed inibendo la proliferazione fibrovascolare. Un ruolo determinante, come per il rischio cardiovascolare, lo gioca l’aderenza alla terapia. Alcuni limiti dello studio sono la mancanza di dati sui livelli lipidici, sui valori pressori e sul compenso glicemico. Inoltre i risultati ottenuti su una popolazione asiatica non sono direttamente estendibili ad altre popolazioni, per le quali sarebbero necessari studi specifici.

A cura di Paolo Fornengo e Massimo Porta per il Gruppo di Studio Complicanze Oculari del Diabete

Kang EYV, Chen TH, Garg SJ, Sun CC, Kang JH, Wu WC, Hung MJ, Lai CC, Cherng WJ, Hwang YS. Association Of Statin Therapy With Prevention Of Vision-Threating Diabetic Retinopathy. JAMA Ophtalmol doi: 10.1001/jamaophtalmol.2018.6399