
World Health Organization
Background: Il consumo e la richiesta di dolcificanti continuano ad aumentare nel corso degli anni. Per tale motivo l’OMS ha ritenuto opportuna una revisione sistematica delle evidenze scientifiche disponibili in termini di efficacia e sicurezza.
Metodi e risultati: Anche se la finalità di queste linee guida è quella di valutare i potenziali rischi derivanti dal consumo di dolcificanti, il documento sottolinea comunque lo stretto legame tra un aumento del consumo di zucchero e lo sviluppo di obesità e come sia fondamentale in termini di politica sanitaria sostenere la riduzione del contenuto in zuccheri aggiunti nei cibi. Lo scopo di questo lavoro è stato quello di verificare se in base alle evidenze disponibili la riduzione del consumo di zucchero mediante sostituzione con dolcificanti (elementi non essenziali della nostra alimentazione) potesse essere ritenuta una strategia efficace e sicura. L’analisi sistematica delle evidenze scientifiche disponibili su soggetti senza pregressa diagnosi di diabete, ha individuato ben 283 studi inclusi RCT (n=50), studi prospettici di coorte (n=97) e studi caso-controllo (n=47). Il maggior numero di evidenze ha riguardato la popolazione adulta nella quale, dagli RCT individuati il consumo di dolcificanti per brevi periodi temporali risulta associato a minor peso corporeo (-0,71 kg) e minor BMI (-0,14 kg/m2), senza tuttavia alcun beneficio in termini di glicemia ed insulinemia, con un possibile maggior beneficio nei pazienti in sovrappeso/obesi e nei pazienti che cercavano attivamente di ridurre il proprio peso corporeo. La riduzione ponderale riportata invece dagli studi osservazionali non ha raggiunto la significatività statistica. L’uso per periodi più protratti di tempo (6-18 mesi) comunque, anche analizzando i dati ricavati dagli RCT, non ha confermato i benefici in termini di calo ponderale. Analizzando sempre gli RCT non è stato rilevato alcun effetto positivo su glicemia, insulinemia, HbA1c o HOMA-IR mentre dagli studi prospettici di coorte in cui il follow-up è stata condotto fino a 10 anni, è emerso che il consumo di dolcificanti correla con un aumento nel rischio di sviluppare obesità, diabete tipo 2 (+23%), malattia cardiovascolare (+32%) e mortalità per tutte le cause (+10%). I dati non mostrano nell’insieme alcuna evidenza di associazione con il possibile rischio di sviluppare neoplasie fatta eccezione per un ridotto numero di studi caso-controllo che haevidenziato un possibile legame tra consumo di saccarina e rischio di tumore vescicale. Molto più limitate le evidenze disponibili nella popolazione infantile, senza comunque alcun effetto significativo sul calo ponderale legato al consumo di dolcificanti e/o altri benefici sullo stato di salute. Anche nelle donne in gravidanza i dati disponibili sono risultati limitati, senza evidenza di benefici sul rischio di sviluppare diabete gestazionale, anche se viene suggerita dalla metanalisi di tre studi osservazionali prospettici una potenziale associazione tra consumo di dolcificanti e nati pretermine, sviluppo di asma e allergie e ridotte performance cognitive nella prima infanzia.
Commento editoriale: Questa revisione sistematica delle evidenze condotta mediante metodologia GRADE dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con lo scopo di poter orientare i programmi di sanità pubblica e di intervento in campo nutrizionale, ha sottolineato come il grado di evidenza scientifica finora prodotto in questo ambito sia tutt’altro che forte impedendo di conseguenza delle conclusioni maggiormente incisive, conclusioni che si limitano in effetti a sottolineare come nella maggior parte dei casi non esistano prove certe che i possibili benefici legati al consumo di dolcificanti superino i potenziali rischi. Pertanto queste linee guida suggeriscono quando possibile il consumo di bevande e cibi senza aggiunta di zuccheri, sostenendo il consumo di acqua potabile come sostituzione preferenziale per le bevande zuccherate. In particolare l’uso di zuccheri e di sostituti dovrebbe essere fortemente discoraggiato nella popolazione infantile per evitare effetti di imprinting sulle preferenze di gusto ed abitudini alimentari scorrette. Principali limitazioni che vanno riconosciute a questa metanalisi sono senz’altro la qualità mediocre degli studi, la durata limitata (per gli RCT massimo 3 mesi), l’eterogeneità degli interventi (sono stati inclusi sia i dolcificanti naturali sia quelli artificiali ed analizzati complessivamente) oltre che dei comparator sia le possibili differenze nell’aderenza al consumo di dolcificanti esistenti tra studi clinici randomizzati e studi osservazionali. E’ incoraggiante come in un periodo di evidente boom mediatico nei confronti dei farmaci per il controllo del peso, queste linee guida promosse dall’organizzazione mondiale della Sanità riportino l’attenzione sull’importanza delle raccomandazioni nutrizionali come arma fondamentale nella lotta all’obesità.
A cura di Ilaria Dicembrini e Mario Luca Morieri
Guidelines Review Committee, Nutrition and Food Safety. Use of non-sugar sweeteners: WHO guideline. ISBN: 978-92-4-007361-6. who.int/publications/i/item/9789240073616


