Diabetes, Obesity and Metabolism
Razionale: Il diabete è fra le principali cause di malattia renale cronica. Vi è pertanto sempre maggior desiderio e necessità di una terapia che rallenti il deterioramento della funzione renale nei pazienti con diabete tipo 2. Gli inibitori degli SGLT-2 potrebbero rivestire un interessante ruolo in questo panorama.
Obiettivo: L'obiettivo di questa meta-analisi è valutare l'effetto renoprotettivo degli SGLT-2 inibitori in pazienti con diabete mellito tipo 2 con o senza malattia renale.
Metodi: E’ stata effettuata un ricerca su PubMed, Web of sicence, Embase e Cochrane Library per identificare studi randomizzati controllati (RCT) che confrontassero efficacia e sicurezza del trattamento con SGLT-2 inibitori e placebo nei pazienti con diabete tipo 2. I pazienti sono stati categorizzati in accordo con il filtrato glomerulare stimato (eGFR) al basale superiore o inferiore a 60 ml/min/1.73 m2.
Risultati: Sono stati inclusi nell'analisi 25 RCT che hanno complessivamente arruolato 43721 partecipanti. L'analisi dimostra che l'eGFR, dopo un lieve ed iniziale declino nelle prime 1-6 settimane di trattamento con SGLT-2 inibitori, tende gradualmente a risalire nel tempo, persistendo su valori più elevati rispetto al placebo a 72-104 settimane di trattamento, con una netta superiorità in caso di trattamento protratto per 4 anni. La terapia con SGLT-2 inibitori rallenta la progressione dell'albuminuria (RR 0.71; 95%IC 0.66-0.76) e ne promuove la regressione (RR 1.71; 95%IC 1.54-1.90), indipendentemente dal livello di eGFR di partenza. Inoltre, il trattamento con SGLT-2 inibitori si associa ad una riduzione del 32% dell'outcome renale composito (riduzione sostenuta dell'eGFR del 40%, insufficienza renale terminale e morte per cause renali) nei pazienti con eGFR basale <60 ml/min/1.73 m2 e del 48% nei pazienti con eGFR basale ≥60 ml/min/1.73 m2. Infine, la terapia con SGLT-2 inibitori si associa ad una riduzione della mortalità per tutte le cause (RR 0.84; 95%IC 0.75-0.94), indipendentemente dal grado di funzione renale. Tuttavia, tale trattamento aumenta il rischio di infezioni genito-urinarie (RR 3.43; 95%IC 2.87-4.10). L'analisi di meta-regressione dimostra che la preservazione dell'eGFR non è associata alle caratteristiche di base dei pazienti (età, BMI, HbA1c e livello basale di eGFR), ma è influenzata dal tipo di trattamento (farmaco impiegato, dose e durata della terapia).
Conclusioni: Nei pazienti con diabete tipo 2, gli SGLT-2 inibitori, rispetto al placebo, rallentano il declino dell'eGFR, riducono la progressione dell'albuminuria, migliorano gli end-point renali e riducono la mortalità per tutte le cause, indipendentemente dai livelli di eGFR di partenza.
Commento: Recenti evidenze suggerisco un ruolo nefroprotettivo degli SGLT-2 inibitori che viene confermato da questa ampia meta-analisi. In modo peculiare, questa analisi suggerisce che i benefici renali dell'impiego degli SGLT-2 inibitori non sono influenzati dalle caratteristiche di base dei pazienti, quali età, BMI, HbA1c e soprattutto livello basale di eGFR, ma dal tipo di trattamento: molecola impiegata, dose e durata della terapia. Queste osservazioni suggeriscono pertanto di riconsiderare le attuali limitazioni all'uso degli SGLT-2 inibitori, basate sui livelli di eGFR, consentendo quindi ad altri pazienti di beneficiare di questo trattamento. Tuttavia, si deve sempre porre cautela all'uso degli SGLT-2 inibitori nei pazienti con eGFR <30 ml/min/1.73 m2, poiché sono attualmente disponibili davvero pochi dati in questa fase avanzata di malattia renale.
A cura di Cristina Bianchi
Chen W, Zhou Y, Kong Z, Wang X, Lv W, Geng Z, Wang Y. The Renoprotective Effects of SGLT2 Inhibitors versus Placebo in Patients with Type 2 Diabetes with or without Prevalent Kidney Disease: A Systematic Review and Meta-analysis. Diabetes, Obesity and Metabolism. 2018 Dec 18. doi: 10.1111/dom.13620


