Clinical Drug Investigation
Razionale: Questo studio è stato condotto per verificare l’effetto delle nuove terapie ipoglicemizzanti (sodium-glucose cotransporter 2 (SGLT-2) inhibitors, glucagon-like peptide 1 (GLP-1) receptor agonists, and dipeptidyl peptidase 4 (DPP-4) inhibitors) sulla albuminuria nel diabete di tipo 2.
Metodi: E’ stata effettuata un ricerca su PubMed, Embase, Cochrane Library Central Register of Controlled Trials già pubblicate fino al 16 Agosto 2018. L’outcome primario era l’effetto delle nuove terapie ipoglicemizzanti sui livelli di albuminuria calcolati come la variazione percentuale rispetto al basale del rapporto up urinary albumin excretion/urinary albumin to creatinine ratio (UAE/UACR) nei due gruppi (intervento e controllo). E’ stato utilizzato come analisi statistica la media ponderata delle differenze medie (WMDs) con il 95% di intervallo di confidenza (CIs).
Risultati: Sono stati identificati 26 trial, che hanno arruolato complessivamente 14.929 pazienti. Le analisi effettuate hanno mostrato una riduzione significativa dei livelli di albuminuria con SGLT-2 inhibitors (WMD - 26.23%, 95% CI - 35.90 to - 16.56; p < 0.00001) e GLP-1 receptor agonists (WMD - 13.85%, 95% CI - 15.96 to - 11.74; p < 0.00001) nei confronti di placebo o altre terapie ipoglicemizzanti. I DPP-4 inhibitors invece (WMD - 6.19%, 95% CI - 14.03 to 1.66; p = 0.12) hanno mostrato soltanto un trend verso la riduzione della albuminuria.
Conclusioni: I risultati della presente meta-analisi mostrano una superiorità rispetto ad altre terapie di SGLT-2 inhibitors e GLP-1 receptor agonists nel ridurre i livelli di albuminuria. Per i DPP-4 inhibitors tale riduzione non ha invece raggiunto la significatività.
Commento editoriale: La nefropatia e le complicanze microvascolari in generale sembrano aver perso di interesse compresse dai risultati dei trial con outcome cardiovascolare, che hanno mostrato effetti in alcuni casi eclatanti in termini di riduzione degli eventi e della mortalità cardiovascolare.
Se da una parte questo può essere comprensibile, non dobbiamo dimenticarci la elevata prevalenza ed incidenza delle complicanze microvascolari che minano la qualità della vita del paziente affetto da diabete di tipo 2 e ne concorrono a ridurre l’aspettativa di vita.
In quest’ottica è a mio avviso importante sottolineare non soltanto gli effetti benefici in termini di riduzione del rischio cardiovascolare con le “nuove” molecole, ma anche i loro effetti positivi sulle complicanze renali. Non dobbiamo scordare che nei trial con endpoint metabolici spesso il farmaco investigato riporta migliori risultati in termini di riduzione della HbA1c rispetto a placebo o ad altre molecole e questo concorre a migliorare le “performance” renali dei pazienti arruolati. In questa ottica non deve quindi stupire il mancato raggiungimento della significatività statistica dei DDP-4 inibitori che può essere dovuto agli effetti inferiori sul compenso glicemico rispetto alle altre classi di farmaci.
Nel complesso possiamo dire che tutte le molecole nuove, rispetto in particolare alle sulfaniluree, mostrano effetti migliori in termini di progressione della malattia renale.
A cura di Matteo Monami
Luo Y, Lu K, Liu G, Wang J, Laurent I, Zhou X. The Effects of Novel Antidiabetic Drugs on Albuminuria in Type 2 Diabetes Mellitus: A Systematic Review and Meta-analysis of Randomized Controlled Trials. Clin Drug Investig. 2018 Sep 25. doi: 10.1007/s40261-018-0707-4. [Epub ahead of print]


