Ad un mio amico è appena stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 2: ma di cosa si tratta e quali ne sono le cause?

Il diabete mellito di tipo 2 è una malattia caratterizzata dall’aumento della glicemia (almeno in due occasioni superiore a 126 mg/dl) che si associa spesso all’obesità addominale (circonferenza vita superiore a 88 cm nelle donne e 102 cm negli uomini). L’attuale epidemia di diabete è il frutto di una alimentazione in eccesso per i livelli di consumo con l’attività fisica; ne risulta un eccessivo accumulo di grasso, soprattutto a livello addominale e muscolare. Gli zuccheri nel sangue non riescono ad entrare nel muscolo per essere utilizzati come carburante perché il grasso glielo impedisce. L’insulina, ormone che serve a fare entrare e depositare gli zuccheri nel muscolo, per qualche anno riesce a compensare aumentando nel sangue ma alla lunga la produzione di insulina cala e a quel punto la glicemia aumenta. Per prevenire e curare il Diabete è importante utilizzare il carburante muscolare con l’attività fisica ed evitare di mangiare cibi troppo ricchi in grassi o calorie.

 

Che cos’è il diabete mellito di tipo 1 e da cosa è causato?

Il diabete mellito di tipo 1 è una condizione in cui l’organismo non è più in grado di produrre l’insulina, che è l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule e di trasformarlo nell’energia necessaria al corpo umano per vivere. L’organo che ha la funzione di produrre l’insulina è il pancreas, che è situato nella cavità addominale: esso comprende dentro di sé alcune zone, che si chiamano Isole di Langerhans, che a loro volta sono costituite da cellule particolari, chiamate cellule Beta, deputate alla produzione di insulina. Se il numero di queste cellule diminuisce, si ridurrà anche la quantità di insulina prodotta e la glicemia (cioè la quantità di zucchero nel sangue) tenderà ad aumentare il suo valore: Si parla in questo caso di iperglicemia. Quando il numero delle cellule si azzera, l’insulina non viene più prodotta: la glicemia si alzerà ancora di più e l’organismo dovrà trovare il modo per produrre energia attraverso altre vie metaboliche per poter sopravvivere. Tutto ciò porta, in mancanza di insulina, alla produzione dei cosiddetti corpi chetonici (ad esempio l’acetone) i quali si accumulano nell’organismo. Questa situazione, se non corretta in tempo, può diventare molto pericolosa per l’organismo: dalla cosiddetta chetoacidosi (una grande quantità di corpi chetonici nel sangue), infatti, si può arrivare fino al coma. In questa fase, il glucosio viene eliminato con le urine, senza poter essere utilizzato per produrre energia, e ciò determina un aumento del volume urinario (poliuria). I soggetti sentono allora un aumentato bisogno di bere e calano di peso, proprio perché, pur mangiando, non trattengono le sostanze nutritive e l’acqua. In realtà la causa non è del tutto chiara. Quello che si evidenzia è che l’organismo crea delle sostanze chiamate autoanticorpi, che attaccano e distruggono tessuti ed organi propri, non riconoscendoli più come facenti parte del corpo, ma considerandoli come se fossero organi estranei. Nel caso del diabete mellito tipo 1, in particolare, vengono prodotti degli anticorpi contro le cellule che producono insulina, che vengono via via distrutte provocando gli effetti tipici della malattia. Sappiamo inoltre che ci sono soggetti che sono predisposti geneticamente a sviluppare le malattie autoimmunitarie, ma che devono accadere anche altri eventi, non completamente noti, affinché si sviluppi la malattia. Ad esempio, si ritiene che alcuni fattori ambientali, come le infezioni virali, possano giocare un ruolo importante nell’attivare la risposta autoimmunitaria dell’organismo e scatenare il diabete. Attualmente, l’unica terapia possibile per la cura del diabete di tipo 1 consiste nel dare all’organismo quello che non può più produrre autonomamente, e cioè l’insulina, che deve essere somministrata attraverso iniezioni nel tessuto sottocutaneo, da cui poi si distribuisce per tutto l’organismo.

 

Ho 50 anni, sono affetto da diabete tipo 2 e assumo regolarmente una compressa che mi aiuta a controllare la glicemia. Il mio diabetologo però mi ha detto che devo anche effettuare regolare attività fisica. Che tipo di attività devo scegliere? E’ necessario fare dei controlli prima di intraprenderla?

L’attività fisica deve essere innanzitutto gradita (deve piacere) e non deve essere vista come un sacrificio; possono anche essere praticate diverse attività, per minimizzare l’aspetto noioso e ripetitivo ed essere più gratificati. L’attività fisica scelta, che può variare in funzione dell’età, deve essere un’attività aerobica, o anche detta di resistenza, podismo, marcia, ciclismo (bici o cyclette), ginnastica, nuoto, sci di fondo, canoa, danza… attività cioè, che possono impegnarci per una o due ore! E se non è possibile praticare quotidianamente uno sport, sfruttiamo le occasioni che la nostra vita quotidiana ci propone per riuscire a incrementare il nostro livello di movimento. Utilizziamo la forza fisica per svolgere alcune attività domestiche, riprendendo l’abitudine di fare certi lavori “manualmente” (pulire la casa, lavare i piatti, fare il bucato), fare le scale e non prendere l’ascensore, spostarsi preferibilmente a piedi o in bicicletta (o non potendo fare a meno dell’auto, parcheggiare a una certa distanza dal luogo di destinazione e proseguire a piedi), scendere dall’autobus alcune fermate prima dell’arrivo, portare regolarmente a spasso il cane (o magari prenderne uno in affido). Non ci dobbiamo mai sentire in dovere di eseguire una prestazione da atleti professionisti! Ognuno di noi, all’inizio della sua avventura dovrà chiedersi: quale sforzo massimo posso compiere in questo momento? (esempio: 10 minuti di marcia a passo svelto). La gradualità e i piccoli incrementi dello sforzo fisico esercitato, sono il “trucchetto” che ci permette di sentirci sempre all’altezza della situazione e di apprezzare personalmente i miglioramenti realizzati nel tempo. Generalmente, “il mettersi in moto”, non modifica gli accordi già presi con il nostro diabete: controllo regolare della glicemia (a digiuno e/o dopo 2 ore dall’inizio dei pasti) e della HbA1c; verifica periodica delle complicanze micro e macroangiopatiche. Ma se si ha il diabete da più di 15 anni o si superano i 35 anni di età e magari si decide di iniziare a praticare uno sport in maniera strutturata e con un preciso programma di allenamento, è consigliato valutare alcuni organi. In primis il cuore: pressione arteriosa, elettrocardiogramma (e magari una prova da sforzo), gli occhi, se già sappiamo di avere una retinopatia che potrebbe aggravarsi con gli sforzi e infine i piedi che, in presenza di neuropatia, potrebbero essere esposti durante l’attività fisica a sollecitazioni eccessive (microtraumi, scarpe scomode, caldo, sudorazione)

 

Per una persona con il diabete di tipo 2 quali sono i valori di glicemia, pressione e grassi nel sangue da raggiungere per non avere problemi?

Una serie di importanti studi ed in particolare quello denominato UKPDS, che è stato condotto in pazienti con diabete di tipo 2, hanno dimostrato che uno stretto controllo della glicemia e di altri parametri metabolici attraverso una terapia intensiva è fondamentale per prevenire le complicanze croniche del diabete (retinopatia, nefropatia, neuropatia, malattie cardio-vascolari, malattie cerebro-vascoalri). Questi risultati hanno permesso alle Società Scientifiche di scrivere dei documenti di consenso o linee guida, in cui vengono fissati i livelli di glicemia e di emoglobina glicata da raggiungere per evitare o ritardare le complicanze, mantenendo un soddisfacente stato di salute ed una buona qualità di vita per chi è diabetico. L’emoglobina glicata è un utile parametro di controllo perché consente di avere una stima dell’andamento medio delle glicemie negli ultimi 3 mesi. Oltre ai livelli di glicemia e di emoglobina glicata, è importante tenere sotto controllo anche altri aspetti, che sono considerati dei fattori di rischio aggiuntivi per le complicanze croniche. Innanzitutto il peso corporeo deve essere mantenuto entro limiti accettabili, attraverso una alimentazione corretta e bilanciata e l’esercizio fisico; inoltre, bisogna avere normali colesterolo e trigliceridi, curare in modo efficace una eventuale ipertensione arteriosa e smettere di fumare. I valori di riferimento indicati dalle Società Scientifiche sono: Emoglobina glicata (HbA1c): 5,9–7% Glicemia digiuno/pre-pasto: 90–130 mg/dl Glicemia post-pasto: 140–160 mg/dl Glicemia prima di coricarsi: 120–180 mg/dl Pressione sistolica (massima): minore di 130 mmHg Pressione diastolica (minima) minore di 80 mmHg Colesterolo “cattivo” LDL minore di 100 mg/dl Colesterolo “buono” HDL maggiore di 40 mg/dl negli uomini e di 50 mg/dl nelle donne Trigliceridi minori di 150 mg/dl

 

Come deve essere composta una dieta “bilanciata” adatta ad una persona affetta da diabete di tipo 2?

Nelle persone con Diabete con dei chili in più è di fondamentale importanza il dimagrimento. Anche una modesta riduzione del peso corporeo (basta il 10%, ad es. su 80 kg 7-8) è in grado di indurre notevoli benefici: migliora la sensibilità all’insulina e la tolleranza agli zuccheri, riduce i livelli dei grassi nel sangue e la pressione arteriosa. Insomma il solo calo ponderale è efficace nel ridurre i maggiori fattori di rischio cardiovascolari. Oggi l’obesità è una condizione molto diffusa in Italia e le cause di questa vera e propria epidemia sono ben note. La dieta dell’uomo moderno si è arricchita progressivamente di alimenti ad alta densità energetica: dolci, formaggi, salumi, alcolici, bevande zuccherate e in contemporanea si è impoverita di cibi semplici e naturali quali legumi, cereali e ortaggi. Oggi si tende ad introdurre troppe calorie rispetto a quelle consumate e a condurre per lo più una vita sedentaria. Un uomo adulto, non in sovrappeso, con un’attività lavorativa non impegnativa sul piano fisico, avrà bisogno di circa 1800-2200 calorie giornaliere, mentre la donna avrà bisogno di 1500-1800 calorie. È per questo motivo, quindi, che se abbiamo dei chili in più che vogliamo eliminare, dovremo ingerire non più di 1000-1300 calorie giornaliere; se inoltre aumenteremo l’attività fisica ci sarà possibile perdere fino a 3-4 chili in un mese. Pochi sanno però che una dieta non ben equilibrata o seguita in modo non corretto può mettere in serio pericolo la salute. Essa dovrà contenere nelle giuste proporzioni i principi nutritivi indispensabili alla vita: proteine (almeno 70-80 g al dì), grassi (sono sufficienti minime quantità, tra questi vanno preferiti quelli di origine vegetale), carboidrati (vanno evitati lo zucchero e le bevande zuccherate, molto energetici e con scarso potere saziante), vitamine e sali minerali. Le proteine, soprattutto quelle di origine animale (carne, pesce, latte, uova) sono nutrienti essenziali e non dovranno, pertanto, mai essere eliminate dalla dieta o essere introdotte in quantità insufficiente altrimenti il nostro organismo per sopperire a tale deficit, brucerà quelle proteine di riserva che noi utilizziamo per costruire muscoli, tessuti,ecc. Tra le caratteristiche di una dieta dimagrante efficace e sicura un posto importante spetta alla presenza di un’adeguata quantità di fibre vegetali, che sono presenti in molti alimenti di origine vegetale. Imbibendosi di acqua, le fibre si rigonfiano, esercitando una pressione meccanica sulle pareti dello stomaco e dell’intestino; posseggono, pertanto, un alto potere saziante.

 

Ho letto che sono da poco disponibili dei nuovi farmaci antidiabetici, utili per chi è affetto dal diabete di tipo 2. Come agiscono?

I nuovi farmaci a nostra disposizione sono denominati incretine o incretinomimetici. Già da diversi anni era stato dimostrato che la risposta dell’insulina alla stessa quantità di zucchero è due, tre volte più alta se il glucosio viene assunto per bocca rispetto alla somministrazione endovenosa. Ciò ha fatto pensare alla presenza di sostanze prodotte dall’intestino in grado di stimolare le cellule beta-pancreatiche che rilasciano l’insulina. Sono stati identificati due cosiddetti “enteroormoni”, il GLP-1 e il GIP, uno prodotto dalle cellule dell’ileo e l’altro da quelle del digiuno, che hanno questa capacità. In particolare, il GLP-1, abbreviazione dell’inglese “glucagon-like peptide”, esercita una serie di azioni fisiologiche utili per chi ha il diabete di tipo 2. Il GLP-1 stimola la secrezione di insulina ma solo se la glicemia è alta e questo evita il rischio di ipoglicemia. Inoltre, studi nell’animale da esperimento dimostrano che il GLP-1 previene la morte delle cellule beta del pancreas, un processo lento e costante nella storia naturale del diabete di tipo 2. Altri effetti utili riguardano il rallentamento dello svuotamento dello stomaco che, combinato con un effetto diretto sul sistema nervoso centrale, induce il senso di sazietà e favorisce la perdita di peso e la riduzione della produzione da parte delle cellule alfa-pancreatiche del glucagone, un ormone che contrasta l’insulina. È evidente che le potenzialità terapeutiche del GLP-1 sono ottime; tuttavia esiste un problema al suo utilizzo pratico. Nell’organismo il GLP-1 viene rapidamente degradato da una serie di enzimi detti proteasi. Ciò significa che per essere efficace il GLP-1 dovrebbe essere somministrato continuamente per via endovenosa. La ricerca farmacologia è riuscita a superare questo ostacolo pratico con tre diverse strategie. La prima riguarda la scoperta di una sostanza, estratta dalla saliva di una lucertola, l’exenatide, che ha un’azione simile al GLP-1 e che richiede la somministrazione per via iniettiva sottocutanea a intervalli di 12 ore. La seconda strategia è stata la sintesi di un analogo del GLP-1, la liraglutide, che viene degradato molto lentamente e consente di mantenere gli effetti dell’ormone naturale grazie alla somministrazione per via iniettiva sottocutanea ogni 24 ore. Attualmente sono allo studio sia per exenatide che per liraglutide delle formulazioni ritardo che potrebbero allungare notevolmente l’intervallo tra le iniezioni, ad esempio una alla settimana. La terza strategia farmacologica si è concentrata sulla ricerca di sostanze in grado di inibire le proteasi che prevengono la degradazione del GLP-1. Sono già in commercio (sitagliptin, vildagliptin) e in corso di sperimentazione una serie di questi farmaci che, rispetto agli analoghi del GLP-1, hanno il pregio di poter essere assunti per bocca ma non dimostrano gli effetti di riduzione del peso corporeo. Gli incretino-mimetici (sia gli analoghi del GLP-1 che gli inibitori delle proteasi) sono farmaci efficaci per il controllo glicemico e in media riducono i valori di emoglobina glicata di 0,6-0,9%. Attualmente sono prescritti in associazione con altri antidiabetici orali ed è richiesta la registrazione dei pazienti nel registro elettronico nazionale dell’Agenzia Italiana del Farmaco al fine di monitorarne gli effetti collaterali. Questi sono fortunatamente poco rilevanti e riguardano soprattutto la nausea, più frequente con la somministrazione di exenatide a dosaggio elevato.

 

So che chi ha il diabete può rischiare il cosiddetto “piede diabetico”. Come si può evitare un tale problema?

Sembrerà strano, ma quando una persona con diabete dice d’avere “mal di piedi” è un fatto positivo. Si sa infatti che il dolore è un meccanismo di difesa del nostro organismo: se un sassolino entra in una scarpa, il piede invia il messaggio di dolore al cervello che subito ci avvisa e ci invita a toglierlo. La neuropatia, che è una delle complicanze del diabete mal controllato, provoca una alterazione delle fibre nervose, impedendo il normale passaggio degli impulsi. La neuropatia può essere sensitiva, se interessa i nervi che conducono gli impulsi dalla periferia del corpo al cervello, o motoria, se interessa i nervi che comandano la contrazione dei muscoli. Normalmente la forma sensitiva è quella che colpisce di più i piedi, rendendoli insensibili. Non “sentendo” male ai piedi molto spesso si pensa che tutto proceda bene, ma non è così. I pericoli sono sempre in agguato: le ustioni, per esempio, che possono essere causate dall’acqua troppo calda (non controllata con il termometro) per i pediluvi o dalle borse dell’acqua calda per riscaldarli; i tagli provocati dalle forbici per tagliare le unghie o da oggetti taglienti dimenticati sul pavimento se si cammina a piedi nudi, etc. Se si adottano semplici regole quotidiane di igiene scrupolosa mirata e di osservazione attenta, si possono ottenere buoni risultati, prevenendo il tanto temuto “piede diabetico”. È importante conoscerle e applicarle quotidianamente. Per poter diventare amici dei propri piedi, è bene che loro sappiano che noi li amiamo. Il primo atto che dobbiamo fare nei loro confronti per “amarli” è osservarli attentamente, tutti i giorni, in modo da poter riconoscere, a prima vista, il loro “umore”. Gli occhi attenti possono riconoscere variazioni di aspetto, di colore, calli e duroni, screpolature e ulcerazioni. Un’accurata osservazione, eseguita davanti a una finestra, con luce diretta, o servendoci di una lampada che illumini completamente il nostro piede, ci permette di scoprire le più piccole lesioni e di intervenire prontamente. Se abbiamo difficoltà all’ispezione perché la “pancetta” o qualsiasi altra difficoltà al movimento non ce lo consente, è bene premunirsi di uno specchio articolato di plastica o di metallo che possa ingrandire la figura. Se anche questo stratagemma non fosse possibile, è allora necessario che qualche parente o amico guardi per noi i piedi. È importante esaminare : la superficie plantare perché su di essa grava tutto il peso del nostro corpo determinando pressioni a volte esagerate che determinano l’insorgenza di ipercheratosi (calli); i calcagni, che molto spesso presentano ispessimenti, duroni e piccoli tagli provocati dalla secchezza della cute o da calzature non idonee quali ciabatte o zoccoli; gli spazi interdigitali che a volte nascondono delle lesioni dovute alla macerazione della pelle provocate da una asciugatura superficiale e frettolosa della parte. Ma l’ispezione da sola non è sufficiente: infatti anche i piedi che non sanno nuotare devono fare... il bagno tutti i giorni. I vostri piedi possono, a causa della neuropatia diabetica, essere diventati insensibili a tal punto da non farvi capire che l’acqua in cui li state immergendo è molto calda; pertanto è opportuno utilizzare un termometro per essere certi che la temperatura dell’acqua sia quella giusta. Dopo aver finito il pediluvio, è altrettanto importante asciugare molto bene i piedi in particolare tra un dito e l’altro, per evitare che rimanendo umida la pelle si possa macerare; pertanto è buona norma usare un asciugamano ad alto potere assorbente e non molto spesso per poterlo comodamente passare tra un dito e l’altro. Il pediluvio non deve durare più di cinque minuti. È vero che i duroni e i calli diventano più morbidi quando si lasciano in ammollo per un po’ di tempo, ma è altrettanto vero che la pelle circostante si rammollisce troppo, favorendo l’ingresso di microbi, che sono sempre presenti sulla pelle, quindi possono favorire le infezioni. Quando la pelle è piuttosto secca (la neuropatia è una delle cause della secchezza della cute), è necessario fare molta attenzione per evitare screpolature, fissurazioni e successive possibili infezioni. Per ottenere una pelle morbida è opportuno massaggiare delicatamente i piedi con una crema idratante, non grassa, (non usare pomate) una o più volte al giorno, in modo da mantenere la pelle elastica e ben idratata. Stiamo attenti però a non eccedere nella quantità di crema! È bene farla assorbire tutta con lievi massaggi, facendo molta attenzione a non lasciarne negli spazi interdigitali per evitare le macerazioni. A volte la neuropatia può provocare invece una sudorazione molto abbondante, che tende a far macerare la pelle; in questo caso sarà necessario lavare più volte al giorno i piedi, soprattutto d’estate. In questo ultimo caso può essere d’aiuto cospargere i piedi con del talco, permettendo così una più corretta asciugatura facendo però molta attenzione a non lasciarlo accumulare fra le dita.

 

E’ vero che una persona può avere per anni il diabete senza saperlo?

E’ vero nel caso del diabete tipo 2 che è una malattia subdola che non dà segni di sé finché la glicemia non sale a livelli molto alti o non compaiono danni d’organo (occhi, reni, cuore, ecc.). Per questo motivo viene raccomandato di controllare annualmente la glicemia dopo i 45 anni e anche prima se si hanno fattori di rischio di diabete (es. parenti con il diabete, obesità ecc).

 

Si può guarire dal diabete?

In caso di diabete tipo 2 legato a notevole eccesso di peso, un significativo dimagrimento può portare alla guarigione (temporanea se non proprio definitiva) del diabete. E’ quello che si osserva ad esempio in caso di chirurgia dell’obesità. In caso di diabete tipo 1 non c’è guarigione se non attraverso un trapianto di pancreas che, però, comporta la cura anti-rigetto per il resto della vita e, quindi, va riservato a casi selezionati.

 

Chi ha il diabete può mangiare le patate? E le banane?

Esistono molti luoghi comuni e affermazioni sbagliate sull’alimentazione che un diabetico dovrebbe seguire. Quelle sulle patate, il riso, le banane, l’uva e i fichi sono fra le più frequenti. In realtà non ci sono cibi assolutamente vietati per un diabetico ma solo cibi da consumare con attenzione e moderazione. Certamente ingerire zucchero (e quindi dolci o bevande zuccherate) fa rapidamente aumentare la glicemia. Ma se una porzione moderata di un dolce è assunta alla fine di un pasto ricco di fibre (verdura) il rialzo può essere tollerabile. Il suggerimento è di verificare su sé stessi, misurando la glicemia con il glucometro prima e circa due ore dopo il pasto, l’impatto dei vari alimenti sulla glicemia per costruirsi un elenco di cibi da mangiare con tranquillità e da evitare.

 

Il diabete è ereditario?

Tranne che per le rare forme di diabete monogenico, il diabete non è ereditario. Non si trasmette, cioè, in maniera inevitabile da una generazione all’altra. E’ vero però che chi ha genitori o fratelli con il diabete, soprattutto tipo 2, ha un rischio maggiore rispetto a chi non ha parenti di primo grado con il diabete.

 

E’ vero che una persona con diabete deve avere sempre con sé qualcosa da mangiare?

E’ vero per le persone che sono curate con l’insulina o con farmaci orali della categoria delle sulfoniluree o delle glinidi. In questo caso la glicemia può scendere troppo (ipoglicemia) e possono comparire disturbi anche gravi (fino alla perdita di coscienza). Per evitare questi problemi il diabetico deve portare con sé qualche caramella zuccherata e un pacchetto di crackers da assumere se dovessero comparire i disturbi che indicano la presenza di ipoglicemia.

 

Quando si ha il diabete ci sono cose che non si devono assolutamente fare?

La malattia di per sé, se non complicata, non impedisce alcuna attività lavorativa o di svago. Ecco un decalogo di cose da non fare: 1. Non dimenticare di prendere le medicine per il diabete, soprattutto l’insulina. 2. Non fare da sé per la cura della malattia ma andare regolarmente dal medico e dallo specialista diabetologo (o almeno consultarlo al telefono). 3. Non trascurare le misurazioni delle glicemie a domicilio come consigliato dal medico e aumentare i controlli in caso di malattia intercorrente (es. influenza) perché in quel caso il diabete si scompensa. 4. Non trascurare l’attenzione per la dieta. 5. Non stare troppo in poltrona davanti alla TV ma fare passeggiate. 6. Non trascurare i propri piedi ma andare subito dal medico in caso compaiano lesioni di ogni tipo. 7. Non ignorare i sintomi dell’ipoglicemia ma intervenire immediatamente. 8. Non saltare l’assunzione delle pastiglie per l’ipertensione e per l’ipercolesterolemia. 9. Non bere troppe bevande alcoliche perché favoriscono l’ipoglicemia. 10. Non fumare.

 

E’ possibile fare sport anche quando si ha il diabete?

Gli unici sport che vanno evitati sono quelli estremi (es. alpinismo) in caso di terapia insulinica perché la comparsa di ipoglicemia può essere fatale. Attenzione ovviamente alle attività sportive in caso di complicanze. In questi casi consultarsi sempre con il medico prima di programmare attività sportiva. Lo sport, soprattutto agonistico, rende più complesso il raggiungimento e il mantenimento di un buon compenso glicemico e richiede adattamenti dell’alimentazione e della terapia del diabete da concordare con il medico anche alla luce di controlli glicemici domiciliari eseguiti prima, durante e dopo l’attività sportiva. Ci sono stati diabetici che hanno partecipato e vinto alle olimpiadi.

 

Se l’insulina va conservata nel frigorifero, come si fa quando si viaggia?

Tranne che nelle condizioni in cui è particolarmente caldo o molto freddo, l’insulina in uso (flacone o penna) può essere conservata fuori dal frigorifero. Flaconi e penne di scorta possono essere trasportate in piccole borse termiche senza problema.

 

Ho dimenticato di fare l’insulina prima di pranzo. Cosa devo fare?

Se ci si rende conto di non aver fatto l’insulina durante il pasto o subito dopo, si può fare l’iniezione in quel momento, riducendo la dose del 20%. Se ci si rende conto a distanza di ore, si potrà controllare la glicemia e, in caso di valore elevato (>200 mg/dl), praticare un’iniezione di insulina rapida di 3-5 unità. In ogni caso si potrà consultare il medico al telefono.

 

Perché il fumo di sigaretta fa male al diabetico?

Il fumo fa male a tutti ma al diabetico ancora di più perché danneggia organi che sono già sottoposti ad un insulto da parte dell’iperglicemia. Quando c’è il diabete il fumo aumenta il rischio di infarto di molte volte.

 

Il fumo fa male a tutti ma al diabetico ancora di più perché danneggia organi che sono già sottoposti ad un insulto da parte dell’iperglicemia. Quando c’è il diabete il fumo aumenta il rischio di infarto di molte volte.

La cosa più ragionevole è telefonare al medico e farsi spiegare di nuovo come fare perché la frequenza dei controlli dipende dal tipo di diabete e dalle caratteristiche dello stesso. Certamente si può dire che non ha senso misurare la glicemia ogni giorno al risveglio, prima di colazione, e poi mai più nella giornata. Ha senso invece controllare la glicemia nei vari momenti della giornata (prima e circa due ore dopo colazione, pranzo e cena) ma con una frequenza variabile a seconda dei casi: spesso in caso di diabete trattato con insulina, molto meno in caso di terapia con pastiglie. Uno schema che fornisce valide informazioni al medico, adatto soprattutto al diabete tipo 2, è quello in cui le determinazioni sono fatte a scacchiera: un giorno prima e 2 ore dopo colazione, un giorno prima e due ore dopo pranzo, un giorno prima e due ore dopo cena, con 6-12 determinazioni alla settimana.

 

Posso avere un figlio anche se ho il diabete?

Il diabete non controindica una gravidanza (ed anche più di una) ma il concepimento andrebbe fatto in un periodo di buon compenso glicemico. Durante la gravidanza il compenso glicemico deve essere il migliore possibile e per questo sono necessarie visite mediche dal diabetologo molto frequenti (ogni 1-2 settimane).

 

Quando e come viene segnalato al paziente affetto da diabete la revisione della patente di guida?

Finchè la patente è valida non si deve fare nulla, anche se viene posta la diagnosi di diabete. Tuttavia, quando la patente è in scadenza e va rinnovata, la presenza di diabete deve essere segnalata e il soggetto deve essere sottoposto ad una visita, in genere eseguita dal diabetologo, in cui viene certificato il tipo di diabete, la durata, il trattamento, la presenza di complicanze croniche, il livello di compenso glicemico, la capacità da parte del paziente di gestire la malattia (autocontrollo, ipoglicemie). Il medico esprime un giudizio sulla capacità del soggetto a guidare veicoli.

 

Avere sempre freddo può essere un problema legato al diabete?

La sensazione di freddo non è tipica del diabete. Tuttavia, soprattutto nel caso del diabete tipo 1, può essere presente una autoimmunità nei confronti della tiroide e, di conseguenza, un ipotiroidismo. L'intollerenza al freddo è uno dei sintomi dell'ipotiroidismo.

 

Quando la glicemia è alta cosa si deve fare?

In caso di diabete noto, soprattutto se di tipo 1, è inevitabile che la glicemia ogni tanto sia alta. Se il fenomeno è frequente bisogna parlarne con il proprio medico per modificare la terapia secondo necessità. Se il fenomeno è occasionale e nel resto della giornata e dei giorni precedenti le glicemia erano soddisfacenti, non va preso alcun provvedimento. Sarà comunque la HbA1c a dare maggiori informazioni sul livello del compenso glicemico nel periodo. Se la glicemia è molto alta (più di 400 mg/dl), conviene cercare subito il proprio medico o rivolgersi alla Guardia Medica o al Pronto Soccorso.

 

Ho letto che un diabetico può avere problemi con l'impotenza maschile. E vero e perchè?

Il diabete è effettivamente una delle cause più frequenti di disturbo dell'erezione (impotenza). Il problema è la conseguenza di una sofferenza dei nervi (neuropatia) e/o delle arterie (macroangiopatia) del pene. A volte, soprattutto se c'è obesità insieme al diabete, la causa può essere una disfunzione di alcuni ormoni dell'ipofisi (ipogonadismo ipogonadotropo). Il problema dell'erezione compare più frequentemente dopo molti anni di diabete, soprattutto nei soggetti di età matura o più avanzata. Il problema può essere inquadrato con specifici test diagnostici e trattato con successo con alcuni farmaci. Va ricordato, comunque, che un disturbo dell'erezione è comune a molte malattie e si trova con frequenza anche nel soggetto apparentemente sano. A volte l'origine del problema è psicogeno.

 

Ho diabete tipo 2 e ho spesso glicemia alta (>200 mg/dl) sia la sera dopo cena che la mattina a digiuno mentre durante la mattina la glicemia cala a valori <150 mg/dl; la HbA1c (emoglobina glicata) è 9,1: cosa devo fare? Al momento prendo metformina 500 mg 1 cp a colazione, 1 cp a pranzo e 2 cp alla sera.

Il profilo glicemico suggerisce da un lato una esagerata produzione di glucosio da parte del fegato durante l'ultima parte della notte con conseguente iperglicemia al risveglio e dall'altro una carenza di insulina in occasione della cena. Il compenso è mediamente precario perchè l'HbA1c dovrebbe essere in linea di massima <7%. In questo caso è certamente necessario, oltre che una stretta aderenza alla dieta, potenziare la terapia ipoglicemizzante con l'aggiunta a metformina di 1 o 2 ipoglicemizzanti orali oppure insulina. Per farlo è indispensabile la consulenza del diabetologo.

 

Sono in ferie già da 10 giorni, ieri mattina la mia glicemia era alta (200), durante la giornata è calata nella normalità, questa mattina a digiuno era 226: ho fatto la mia solita insulina ma non si è abbassata. Cosa devo fare? mauro è

La glicemia alta al mattino suggerisce un deficit di dose serale di insulina prolungata (Basal oppure Lantus oppure Levemir). Bisogna aumentare di 2 Unità questa insulina e, se dopo 2-3 giorni la glicemia al risveglio non è ancora soddisfacente, aumentarla ancora di 2 unità, ripetendo l'intervento correttivo se in problema persiste e fino a che la glicemia al risveglio non è vicina a 100 mg/dl. In casi più rari la glicemia alta al risveglio è un rimbalzo ad un'ipoglicemia nella tarda nottata. Per svelare quest'ultima bisogna misurare la glicemia intorno alle 3-4 di notte. Se è bassa, bisogna invece ridurre l'insulina prolungata serale.

 

Salve, ho 15 anni e dall'età di 3 anni e mezzo ho il diabete di tipo primo. Mia madre è diabetologa e quindi le mie glicemie e tutto il resto è apposto. Io faccio una vita alquanto sedentaria,esco con le amiche ma non faccio sport. Nel mio paese,durante in periodo estivo,si tengono delle "olimpiadi" e tutti possono parteciparema gli esercizi ginnici sono dopo cena. Io faccio la somministrazione dell'humalog e della lantus....ho paura che,facendo sport,vada in ipoglicemia severa e successivamente utilizzare la flebo. un consiglio:secondo lei posso partecipare a queste olimpiadi diminuento le unità di insulina che faccio normanlente onde evitare un'ipoglicemia severa?

Il diabete tipo 1 non controindica lo svolgimento di attività sportive ma è necessario saper modificare l'alimentazione e la terapia insulinica quando viene praticata un'attività in cui aumenta il consumo di glucosio dal muscolo e, per effetto degli ormoni dello stress, viene aumentata la produzione di glucosio dal fegato. E' un processo che richiede uno specifico addestramento e l'acquisizione di esperienza. L'avere una mamma diabetologa non può che avvantaggiarla rispetto agli altri.

 

Salve, ho una grave intolleranza allo zucchero, ovvero sono sulla soglia del diabete! Vorrei gentilmente avere una lista dei cibi a me permessi.

Non ci sono cibi assolutamente vietati per chi ha il diabete e men che meno per è solo a rischio di diabete. Vanno limitati fortemente i dolci, eliminate le bibite zuccherate, contenuto l'apporto di alimenti ad alto tenore calorico (affettati, formaggi). Per il resto è indicata un'alimentazione varia e contenente tutti i cibi, aumentando il consumo di verdura, mantenendo 2-3 porzioni di frutta ogni giorno, avendo in genere un pasto con pasta o riso o minestra e un pasto con una porzione di carne o pesce o affettatato magro o formaggio o uova. Le quantità andranno definite in base all'obiettivo peso. Una restrizione calorica sarà necessaria in caso di sovrappeso/obesità. Vanno evitate accuratamente le diete "fai da te".

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