The Journal of the American Medical Association

Il presente articolo, pubblicato su JAMA nel 2002, era parte di una serie di documenti dal titolo "Innovazioni nelle cure primarie" che trattavano i temi relativi la gestione delle malattie croniche.
L’articolo chiariva i concetti alla base del modello di cura e assistenza nelle malattie croniche. Gli autori, partendo dalla constatazione che le persone con malattie croniche sono costantemente poste di fronte a situazioni in cui devono prendere decisioni per se stessi e la malattia, introducevano il concetto di relazione paritetica tra paziente e operatore. Le nuove modalità di intendere la relazione operatore-paziente per la malattia cronica coinvolgevano i pazienti e gli operatori in azioni di cura educativa rivolte a raggiungere la migliore qualità di vita e delle cure possibile.
Interessante era la disamina circa il concetto di Patient Education. Da tempo la letteratura segnalava la confusione tra la sola informazione e l’educazione del paziente. Gli autori mettevano in evidenza che le sole informazioni rappresentavano in realtà una parte del processo educativo, così come istruire e addestrare a tecniche nella somministrazione di terapia insulinica o inalatorie era, ancora una volta, una parte del processo educativo. Mentre con l’informazione e istruzione era possibile spiegare alcune tecniche, la Patient Education aveva come obiettivo quello di integrare il percorso clinico ed educativo con la finalità di favorire setting di cura capaci di promuovere autoefficacia intesa come fiducia nel realizzare un comportamento necessario per raggiungere l'obiettivo desiderato. La Patient Education si poneva come obiettivo il senso di autoefficacia ovvero aiutare i pazienti a prendere decisioni, intraprendere azioni appropriate e modificare queste azioni quando incontrano cambiamenti nella malattia.
Commento editoriale: La confusione rispetto al concetto di Patient Education poteva essere legata ad una visione della relazione terapeutica guidata da una logica propria del modello tradizionale di medicina, quello biomedico, che vede l’operatore come colui che detiene il sapere e lo trasmette al paziente, il quale si trova in una posizione di non conoscenza e conseguentemente di disagio nell’affrontare e gestire la malattia. Questo articolo scritto nel 2002 fa memoria del valore epistemologico sotteso a qualsiasi progettazione educativa prima ancora di iniziare le azioni di cura educativa. Prima di iniziare un percorso educativo è utile una riflessione pedagogica intorno al concetto di Educazione del Paziente per definire e chiarire gli ambiti di intervento e quale progettualità educativa si intenda perseguire. Va sottolineato che la cura educativa richiede la presa in carico globale della persona, con un orientamento atto a favorire la sua trasformazione mediante un processo evolutivo e non solo ricompositivo. La cura e il trattamento della persona con malattia cronica richiede un nuovo paradigma concettuale, che non è solo quello solitamente in uso nella medicina, ovvero quello biomedico ma anche quello psico-pedagogico e sociale, che permette di guardare al paziente in una prospettiva radicalmente storica, con tutti gli elementi di relazione e vissuto che caratterizzano la sua malattia. Questo orientamento richiede una profonda riflessione riguardo le azioni di cura educativa utili a promuovere emancipazione ed empowerment delle persone coinvolte.
È importante, dunque, che gli operatori imparino a distinguere, nella loro pratica clinica, le attività di informazione o addestramento da quelle di vera e propria Patient Education, proprio perché le competenze da mettere in campo sono diverse, come differenti sono le risorse necessarie, non solo sul piano organizzativo e professionale, ma anche su quello personale.

A cura di Marina Trento, Emanuela Orsi e Valeria Grancini

Bodenheimer T, Lorig K, Holman H, Grumbach K. Patient self-management of chronic disease in primary care. JAMA. 2002 Nov 20;288(19):2469-75


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