Gli anti-diabetici orali (chiamati anche impropriamente ipoglicemizzanti orali) sono usati per il trattamento del diabete tipo 2 e appartengono a varie classi con diverso meccanismo d’azione. Essi, seppure con meccanismi talora molto differenti, sono in grado di ridurre la glicemia aumentando la secrezione di insulina, riducendo l’insulino-resistenza, rallentando l’assorbimento intestinale di glucosio, aumentando lì eliminazione renale del glucosio. Altre classi di farmaci con meccanismo d’azione diverso sono in fase di sviluppo.

 

 

 

Le classi di anti-diabetici orali attualmente disponibili sono le seguenti:

  • biguanidi
  • sulfoniluree
  • glinidi
  • glitazoni (o tiazolidinedioni)
  • inibitori dell’enzima DPP-4
  • inibitori delle alfa-glucosidasi intestinali
  • inibitori del trasportatore renale del glucosio SGLT-2

  • Le biguanidi e i glitazoni aumentano la sensibilità all’insulina. Le sulfoniluree e le glinidi aumentano la secrezione insulinica. Gli inibitori dell’enzima DPP-4 rallentano la degradazione di un ormone (il GLP-1) che viene prodotto dall’intestino e stimola la secrezione di insulina e inibisce la secrezione di glucagone dal pancreas. Gli inibitori delle alfa-glucosidasi intestinali ritardano l’assorbimento del glucosio alimentare. Gli inibitori del trasportatore renale del glucosio SGLT-2 aumentano, l’eliminazione renale del glucosio.

Gli anti-diabetici orali vanno assunti in genere prima del pasto, da 1 a 3 volte al giorno a seconda della durata d’azione e delle necessità del paziente. In molti casi la correzione dell’iperglicemia richiede l’uso di 2-4 farmaci orali, sfruttando meccanismi d’azione complementari. In altri casi i farmaci orali possono essere associati all’insulina, più spesso del tipo intermedio o a lunga durata d’azione, assunta una volta al giorno.

 

Biguanidi

metforminaL’unica molecola che in questo momento fa parte di questa classe è la metformina. Il farmaco non stimola la secrezione di insulina (anche se probabilmente protegge le cellule che producono insulina dagli insulti tossici presenti nel diabete) ma agisce potenziando l'azione dell'insulina endogena, riducendo così la glicemia principalmente in due modi:

1) inibendo la produzione di glucosio dal fegato (gluconeogenesi)

2) stimolando il tessuto muscolare e gli altri tessuti insulino-dipendenti a captare e utilizzare il glucosio

Metformina determina forse anche un minor assorbimento di glucosio nel tratto gastroenterico e ha una certa azione sull’appetito, favorendo la perdita di peso.

E’ importante notare che per il suo meccanismo d’azione metformina non causa, se non molto raramente, ipoglicemia.

Non ha interazioni con altri farmaci ma può dare a volte disturbi intestinali (gonfiore, dolore addominale, diarrea, sapore metallico).

Viene assunta per bocca tipicamente due volte al giorno.

 

Sulfoniluree

Sono una famiglia di molecole (glibenclamide, glimepiride, gliclazide, ecc.) che stimolano le cellule beta del pancreas a produrre una maggiore quantità di insulina.

Il loro effetto richiede che le cellule che producono insulina siano presenti e in numero non particolarmente ridotto. Per questo sono progressivamente meno efficaci col passare del tempo anche se ci sono evidenze a favore della conclusione che causino danno delle cellule che producono l’insulina.

Agiscono indipendentemente dal valore della glicemia e questo espone al rischio di ipoglicemia.

Altro effetto avverso è l’aumento di peso.

Hanno interazioni con moltissimi altri farmaci e quindi vanno usate con cautela se si assumono altre medicine.

Vengono assunte per bocca tipicamente una volta al giorno.

 

Inibitori dell’α-glicosidasi

struttura farmacoAppartiene a questa classe di farmaci l’acarbosio, unico della classe in commercio in Italia.

Rallentano l'assorbimento intestinale dei monosaccaridi (es. glucosio), bloccando l'enzima specifico (α-glucosidasi) che scinde i disaccaridi. Riducono quindi elettivamente la glicemia post-prandiale.

Non causano ipoglicemia.

Spesso determinano disturbi intestinali (meteorismo, diarrea, dolori addominali).

Possono alterare l’assorbimento di alcuni farmaci.

Vanno assunti all’inizio del pasto 2-3 volte al giorno.

 

Glinidi

Di questa classe fa parte in Italia solo repaglinide. Sebbene strutturalmente differenti, agiscono con lo stesso meccanismo di azione delle sulfoniluree e ne condividono virtù e limiti. L’effetto di stimolo della secrezione di insulina è in genere più rapido ma meno duraturo rispetto alle sulfoniluree.

Possono causare ipoglicemia e aumento di peso.

Vengono assunti per bocca tipicamente tre volte al giorno.

 

Glitazoni ( o Tiazolidinedioni)

pioglitazoneFanno parte di questa classe di farmaci il rosiglitazione (non piu’ in commercio in italia) ed il pioglitazione.

Questi farmaci aumentano la sensibilità insulinica più della metformina, soprattutto nel tessuto adiposo e nel muscolo scheletrico. Hanno anche molti altri effetti alcuni favorevoli (es. aumentano il colesterolo HDL “buono”, riducono la pressione arteriosa), altri sfavorevoli (es. aumentano il peso corporeo o causano ritenzione idrica).

Non causano mai ipoglicemia e sembrano proteggere le cellule che producono insulina. Infatti, sono i farmaco antidiabetici che hanno la efficacia più prolungata nel tempo.

Sono somministrati per bocca tipicamente una volta al giorno.

 

Inibitori della dipeptidil-peptidasi-4 (DPP-4)

Questa classe comprende numerose molecole (sitagliptin, vildagliptin, saxagliptin, linagliptin ,alogliptin). Esse riducono la degradazione di ormoni intestinali (GLP-1 e GIP) che stimolano l’insulina e inibiscono il glucagone. Di conseguenza nel sangue la prima (insulina) aumenta e il secondo (glucagone) si riduce. Questi effetti però sono glucosio-dipendenti, cioè si realizzano solo quando necessario. Per questo motivo non causano ipoglicemia.

Non hanno effetti sfavorevoli sul peso corporeo né hanno interazioni con altri farmaci.

Gli effetti avversi sono rarissimi.

Si assumono per bocca 1-2 volte al giorno.

 

 

Inibitori del trasportatore renale del glucosio SGLT-2

Appartengono a questa classe canagliflozin, dapagliflozin, empagliflozin. Riducono in parte il riassorbimento del glucosio filtrato dal rene. Quindi abbassano la glicemia attraverso un aumento della glicosuria (perdita di glucosio con le urine).

Per questo meccanismo di azione non causano mai ipoglicemia ma sono efficaci solo la funzione del rene è buona o poco alterata.

Con una discreta frequenza causano infezioni genitali. Meno frequentemente causano infezioni urinarie (cistiti).

Determinano un apprezzabile calo del peso corporeo e anche della pressione arteriosa.

Sono somministrati per bocca una volta al giorno.

Cookie

Il sito Siditalia.it utilizza esclusivamente cookie tecnici (propri o di terze parti) che non raccolgono dati di profilazione durante la navigazione.
Continuando la navigazione del sito o cliccando su "Chiudi" acconsenti all'uso dei cookie